La sostanza del male

E lo so, scegliere un libro dal titolo è come affidare le chiavi di casa ai testimoni di Geova che hanno appena bussato alla porta. L’ho fatto e non me ne pento, sia chiaro, la vita è un susseguirsi di esperienze di cui almeno la metà sono cazzate! Ero troppo intrigato da questo titolo che associa la sostanza al male.

Viviamo un’epoca in cui il male è stato eletto a primaria forma di comunicazione sociale, ci siamo impegnati a diffonderlo capillarmente sperando che fosse questo il modo giusto per esorcizzarlo ma così non è stato, abbiamo dimenticato che il male è soprattutto sostanza e per liberarci di lui, ammesso che sia possibile, bisogna puntare dritto al cuore della sua essenza.

Tralasciando queste goffe considerazioni sociologiche post ferragostane, La sostanza del male è un thriller ben scritto, che non brilla per originalità ma poggia su un impianto narrativo ben congegnato e sceneggiato in maniera sapiente dall’esordiente Luca D’Andrea. Protagonista principale è la montagna, quella antica e diffidente dell’Alto Adige, capace di celare tra le sue gole e suoi precipizi una storia di odio e morte che non può non richiamare alla mente alcuni plot vincenti della letteratura di genere degli ultimi tempi, soprattutto quella scandinava. Se vi occorre un libro da leggere spaparanzati su una sdraio a pochi metri dal mare, La sostanza del male fa sicuramente per voi. Le 400 e passa pagine vi permetteranno di refrigerarvi, visto che in esse troverete tempeste di neve e freddo a volontà ma anche di divertirvi grazie ad una trama ben tornita e ad una folta schiera di personaggi classici ma ben amalgamati. Se invece avete terminato le vacanze e vi è venuta voglia di leggere qualcosa di più originale e coinciso, guardate altrove. L’importante è saper scegliere, aldilà dei titoli

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Don Peppe e i Burkini

Burkini no, Burkini si, il tema è caldo e pure Don Peppe o’ piscatore stamane ha voluto dire la sua:  “..a me i Burkini mi son sempre piaciuti, ricordo nel ’52 una certa Amalia, per i suoi Burkini arrivava gente da tutta la provincia. Poi la casa chiusa chiuse davvero e ci siamo tutti un po’ arrangiati come si poteva. Mò se queste islamiche vogliono venire qua a fare i Burkini io non capisco perché glielo dobbiamo impedire, magari sò meglio di Amalia e i giovani si divertono un po’ visto che per loro è nù periodo ‘è merda

Supereroi a Campomarino/ intro

A Campomarino l’estate scorre talmente lenta da sembrare immobile, come il volto di Wonder Black Mousse mentre attende la sua vendetta al tavolo della gelateria più sciccosa del paese. E’ lì che tutto è iniziato, che la sua vita si è trasformata ed è lì che tutto deve tornare a scorrere nel modo giusto, come il cioccolato fuso all’interno dei coni di Sandrino, bianco o nero che sia.

Stracciatella e crema di fichi, urla alla commessa un turista alto come un seggiolone mentre tenta di tenere a bada suo figlio settenne in crisi di astinenza da cono. Mezz’ora di fila per un gelato spazientirebbero anche Osho e la lentezza con cui la ragazza bruna sistema la crema sulla cialda aggredisce con un machete il suo sistema nervoso, ferendolo gravemente ma lasciandogli un ultimo alito d’aria che, passando dai polmoni alla laringe, si trasforma in un querulo Grazie mille.

In realtà WBM è Assunta Tramaglia, quasi 60 anni spesi al discount dei sentimenti facili facili, in attesa del banconista dei sogni da sposare.

Trent’anni fa credeva di averlo trovato.

 Altin, albanese in fuga da una rapina finita male dalle parti di Berat e approdato in Puglia con un viaggio della speranza che si era trasformata in certezza appena conosciuta Assunta presso il Minimarket Ciro a Torricola.

 Un vero colpo di fulmine.

Lui prestante come un’Ape Car e lei procace come una bufala cilentana. L’italiano per Altin era racchiuso in un’unica parola, buona per ogni occasione, cazzo. Assunta apprezzò e il loro primo mese assieme fu un rutilante spettacolo di umori e mugolii. Il sesso è il più potente strumento di relazione sociale, non c’è nulla d fare.

Il 24 Marzo dell’88 Altin sparì, Assunta venne a sapere che era stato arrestato perché coinvolto in un traffico di femmine da e per l’Albania.

Il 6 Agosto dello stesso anno nacque Giullermo,

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Le prime Olimpiadi del Sud

E’ il 18 Luglio del 2024, mancano pochi minuti alle 20 e 30 e il Vesuvio è un luccichio di strass multicolori pronte ad essere manovrate da migliaia di figuranti sparsi lungo tutto il cono in attesa che l’evento si compia.

Nessuno c’avrebbe scommesso un euro, la trentatreesima Olimpiade dell’era moderna si svolgerà in Italia, non a Roma come da programma, ma da Napoli in giù, sarà la prima Olimpiade del Meridione, l’occasione giusta per rilanciare una parte del paese il cui PIL, nel 2016,  era così scarno da assomigliare ad un necrologio più che ad un numero reale.

Tutto nacque per caso, come capita per le cose migliori. Il primo cittadino di Roma, la Sindachessa, decise che la Capitale aveva ben altre priorità e barattò le Olimpiadi con una megaderattizzazione dell’Urbe. Ma le Olimpiadi erano state già assegnate all’Italia e indietro non si poteva tornare.

Furono giorni di grande concitazione.

Salvini propose di svolgere le Olimpiadi a Mapello, giurò sulla camicia a scacchi di Umberto Bossi che i bergamaschi avrebbero edificato tutte le strutture necessarie in tempo record e che avrebbe dato una mano al paese anche con la questione immigrati, destinando la maggior parte di essi al ruolo di manovalanza edile, importando, per primo in Europa, il modello lavorativo utilizzato dagli Egizi per la costruzione delle piramidi di Giza.

La sinistra si schierò decisa e coesa contro questa ipotesi proponendo una commissione di studio che, entro un lustro, avrebbe presentato un progetto preliminare che sarebbe poi stato discusso in un’assemblea plenaria e votato dagli iscritti e simpatizzanti entro e non oltre il 2030.

Il tempo stringeva senza che ci fosse un accordo concreto.

Poi ci fu l’evento.

Il 28 Maggio del 2017 il Napoli si laureò Campione d’Italia dopo un testa a testa infinito con la Juve, grazie ad un rigore sbagliato dal Pipita Higuain durante il recupero dell’ultima gara di campionato che evitò lo spareggio finale.

Napoli si trasformò in Rio e il Premier di allora, Renzie, ebbe l’idea.

La questione meridionale poteva essere risolta attraverso lo sport, organizzare le Olimpiadi al Sud, rendere uno dei luoghi più affascinanti dell’intero pianeta la scenografia ideale per un evento tanto importante. Ciò avrebbe permesso di avviare un processo economico senza pari per quest’area del paese, turisti a bizzeffe, bellezza che torna a fare rima con ricchezza.

Non fu facile per Renzie spuntarla, il centrodestra compatto era per Mapello, addirittura riuscirono a spostare la data dell’annuale Sagra del Polastrel per evitare scoccianti concomitanze,  i cinquestelle organizzarono le Olimpiarie a cui parteciparono 13 iscritti che proposero di svolgere le Olimpiadi ognuno a casa propria per evitare inutili sprechi. La sinistra era a Capalbio a fare i bagni e decise di occuparsi dell’argomento dopo l’estate.

L’idea passo e divenne concreta.

Ci fu un fermento unico in tutto il paese, i meridionali che da anni erano al Nord la smisero di utilizzare la cadenza locale per mimetizzarsi, il set di Gomorra fu spostato a Lambrate mentre Sky e Mediaset aprirono sedi operative in quasi tutte le regioni del Sud. In TV e sui giornali il Meridione non fu più descritto come il luogo degli ultimi ma il posto del futuro. In sette anni l’Alta velocità collegò Napoli a Bari e Reggio Calabria, Catania a Palermo, il Sarno divenne un parco fluviale e l’ILVA di Taranto il più grande museo dell’acciaio che esista al mondo. Fabrizio Rondolino fu chiamato a Trapani per commentare le gare di surf e un intero popolo si sentì centro nevralgico del proprio paese.

E’ il 18 Luglio del 2024, sono le 20 e 30, la fiamma olimpica arriva sul cratere, l’ultimo tedoforo si affaccia verso il golfo, lancia la torcia e il Vesuvio prende fuoco, sono fiamme di gioia e di buon augurio.

Da oggi in poi niente sarà più come prima.

Pensiero poetico per Maurizio de Giovanni

Caro Maurizio de Giovanni, hai talento, questo è innegabile, il tuo Commissario Ricciardi ha scassato e anche questo è un dato di fatto. Però non ti pare che ora stai esagerando? I tuoi ultimi libri sembrano le gemelle Kessler tanto che si assomigliano. Va bene che per molti ciò è rassicurante, va bene che mò stai preso dalla trasposizione TV dei tuoi romanzi ed evidentemente non hai tanto tempo per scrivere cose nuove, però potevi evitare di farci spendere soldi per i tuoi ultimi libri dove tre quarti delle pagine (e sono stato buono) contengono la stessa storia, magari ci premiavi pubblicandone uno solo come base e ogni 20 giorni ci facevi pervenire un breve fascicoletto con la storiella gialla, avremmo risparmiato tempo e soldi. Pensaci, potrebbe essere un’idea interessante e onesta per le prossime pubblicazioni, magari finchè non ti vengono nuove e originali idee da trasformare in libri. Uè, non ti offendere per queste mie parole sgrammaticate che non leggerai mai, ma mi son venute dirette dal cuore e dal protafoglio e mi sembrava giusto condividerle! Salutami a Lojacono e a Il Metodo del Coccodrillo, bei tempi quelli!

Buon compleanno Napoli

Da piccolo volevo essere Sergio Clerici, el gringo. Indossava la maglia azzurra con un’eleganza che metteva quasi soggezione. Quando ne parlai con mio nonno lui mi guardò e disse...”aspetta a scegliere chi vuoi essere, sì piccirill, pigliati tutto il tempo che vuoi per decidere”. Poi arrivò Luciano Castellini e decisi che non avrebbe avuto senso continuare a vivere senza ruciuliarmi a terra, immaginando di salvare la mia squadra del cuore con parate decisive. Tenevo talmente tanti lividi che i miei fianchi sembravano teste di leopardo. La mia prima bottiglia di vetro la ruppi quando l’arbitro Matthewson annullò un gol regolarissimo a Speggiorin durante la semifinale di Coppa delle Coppe. Ricordo il bengala che accesi quando a Telelibera 63 annunciarono che la telenovela Maradona era conclusa e il Pibe de Oro sarebbe arrivato a Napoli dopo qualche giorno. Quella sera bruciai due canottiere stese del signore del piano di sotto che era pure tifoso dell’Inter. Piansi come un bambino quando Diego sbagliò il rigore decisivo a Tolosa, e pure quando il portiere del Real Madrid si assettò di culo sul tiro a botta sicura di Francini al San Paolo. Mi sognai a Renica per due settimane dopo il suo gol decisivo all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare dei quarti di finale di Coppa Uefa con la Juventus, penso che nemmeno la moglie sia arrivata a tanto. Gridai tamente forte quando Varricchio segno il gol della vittoria all’ultimo secondo di un Napoli Vis Pesaro di serie C che le corde vocali mi abbandorano per una settimana e fui costretto a rinviare la docenza di alcuni corsi che dovevo tenere quella settimana a Roma. Sono stato così orgoglioso quando ho portato per la prima volta al San Paolo i miei due maschietti, in curva B, 4 a 1 per il Napoli con la Roma di Zeman. Al termine della partita Lollo e Andrea mi dissero…. “da grandi vogliamo essere come Cavani”. E allora mi ricordai del nonno, delle sue parole e di quanto la nostra vita è come uno strummolo, gira, gira gira e gira ma ha senso solo se trova il giusto equlibrio con la terraferma.

In spiaggia ai tempi della guerra santa

​In spiaggia, un tipo di colore indossa una ventina di cappelli variopinti e li offre ai bagnanti per 10 euro, il tatuato italico si alza dalla sdraio fiutando l’affare. Inizia la trattativa, si parte da 3 euro, sono pochi per l’ambulante, dice che per 8 euro l’affare si può fare. Ma il palestrato non ci sta, offre 5 euro, non un centesimo di più. “Chi mi assicura che non usi questi soldi per comprare delle armi o dell’esplosivo e poi torni in spiaggia a fare il martire di Allah?” L’ambulante lo guarda con rassegnazione “Tu pensi che io sia talmente coglione dal lasciare la mia terra e le persone a cui tengo, attraversare il deserto, usare tutti i miei risparmi per salire su un barcone assieme a centinaia di disperati per approdare nel tuo.paese e farmi esplodere su una spiaggia?“.” Beh” risponde il cultore dei pettorali, “in TV dicono di fare attenzione che molti immigrati sono arrivati qui per combattere la guerra santa“.  L’ambulante s’incupisce, “spegnila la TV e prova a ragionare con la tua testa”. “Dai, per 6 euro dammi il cappello e diventiamo alleati” cerca di sembrare accattivante il cultore del muscolo teso, mostrando un sorriso che sembra lo spot dell’Associazione Dentisti Italiani.” Ora per questo cappello me ne devi dare 15 di euro, altrimenti nulla da fare” risponde fiero l’ambulante. Il sorriso del palestrato si affievolisce come il calcio di rigore di Pelle agli europei. I due si guardano in silenzio, il tipo di colore afferra il cappello e, con un colpo degno di un giocoliere, lo fa volteggiare fino all’estremità della torre che porta sul capo, il tatuato si risiede fiacco sulla sdraio meditando di spostare il suo prossimo voto da Forza Italia a Salvini, sarà pure di Manduria ma questi della Lega sembrano essere l’ultima barriera prima che l’invasione si completi. Poi afferra le cuffie,  Emma canta La mia città e ritrova miracolosamente il sorriso.