violenza quale ideale (cinematografico)

Questa settimana ho visto due film che, seppur diversi tra loro, avevano lo stesso comune denominatore: la violenza quale modus vivendi.
A history of violence di David Cronenberg e Arrivederci amore ciao di Michele Soavi.
Nel primo,Tom Stall, cittadino modello della provincia americana con tanto di moglie innamorata e prole felice diventa l’idolo della comunità dopo aver accoppato due balordi che tentavano di rapinargli il locale.Tom diviene l’idolo della piccola cittadina e icona della tanto amata (negli USA) legge del taglione.
Ma l’episodio fa tornare a galla il passato di Tom……quando Tom non esisteva e il suo posto era occupato da un feroce criminale.
Nel secondo film, Giorgio Pellegrini è un ex terrorista che, segnato dall’esperienza del male vissuta inizialmente in maniera inconsapevole fa della violenza e del sopruso il suo modo di vivere senza nessuna voglia di redenzione e senza che niente e nessuno riesca a mettere conforto a questo suo egoismo portato all’ennesima potenza.
La cosa che lega i due film, come dicevo, è l’idea della violenza che segna la vita di chi decide, consapevolmente o incosapevolmente, di far si che essa entri nella proprio quotidianità.
Ma, mentre Cronenberg, dà una speranza al suo personaggio che grazie ad una catarsi nella sua vita precedente riesce a riappropriarsi della sua nuova condizione di padre e marito felice, nel film tratto dal bel libro di Massimo Carlotto nulla ha speranza. La violenza ha completamente avvinghiato il protagonista diventandone la sua fede.Non esiste meschinità o falsità che non valga la pena di vivere e proporre per far si che l’egocentrismo e la cattiveria del protagonista non sia appagata.
Dico la verità. Anche se da sempre ho una passione grande per la capacità di Cronenberg di entrare nei meandri più scuri dell’animo umano questa volta il finale del film ( bello, ci mancherebbe!) mi ha lasciato amareggiato. Anche lui si lascia andare al buonismo così caro alla cinematografia d’oltreoceano.
Più onesta la visione spietata e senza ritorno dipinta sul volto bello ma maledetto di Alessio Boni del film italiano.
A proposito, se vi piacciono i noir leggete italiano. Ci sono dei libri belli e sinceri che nulla hanno da invidiare ai prodotti preconfezionati che ci arrivano da fuori.
Ma di questo parleremo poi……
 
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2 pensieri su “violenza quale ideale (cinematografico)

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    ::::::(,(”)(”)::::::::::::::
    ___!PASSA DA ME!___
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