Munich

Spilberg ha la capacità che è comune solo ai grandi registi di riuscire a dare la propria impronta su film che trattano di argomenti diversissimi. Non sempre le sue opere sono riuscitissime ( e la Guerra dei mondi ne è una prova) ma tutte riescono ad essere sincere.
A questa regola non scappa Munich. L’episodio del rapimento e dell’uccisione degli atleti israeliani durante le Olimpiadi del ’72 serve al regista per entrare nei meccanismi e nelle coscienze di una delle due parti, quella israeliana, che si impone di eliminare 11 palestinesi in giro per il mondo quale prezzo da pagare al fatto compiuto e demanda tale compito ad un gruppo di agenti del Mossad
Non sempre la scelta dei personaggi sembra riuscitissima. Ma questo è ciò che viene fuori ad una  visione superficiale del film.
Forse è proprio Spielberg che volutamente li dipinge come fragili allo scopo di umanizzare l’idea del commando tutto armi e muscoli.
In questo film non ci sono nè buoni nè cattivi. Tutti perdono e nessuno vince. Tantomeno l’idea di pace.
E’ un film coraggioso girato da un ebreo che riesce ad uscire dalla visione ebreocentrica dello scontro con il mondo palestinese.
Ciò gli ha creato parecchi problemi visto che il film non è stato ben accolto nè tra gli ebrei nè tra i palestinesi.
E forse questo è un buon segno per il film e per la capacità di Spielberg di rischiare punti di vista che non debbano soggiacere a nessuna logica di mercato.
Bravo Steven!
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