Il vagabondo

Il vagabondo girava da un pò tra le mille mulattiere che la terra incolta gli apriva davanti.
Sapeva che il mare non era lontano perchè lo annusava nell’aria. Era da un pò che era in cammino.
I piedi gli duolevano da morire costretti in scarpe dalla suola consunta. Ormai non se lo ricordava più il motivo della sua partenza. Nella sua mente solo il desiderio di percorrere i sentieri che ogni santo giorno la strada gli proponeva.
Alzava polvere il vagabondo con quel suo incedere lento ma costante. Amava quelle nuvole di terra che al suo passaggio si aprivano dandogli un’ alone di regalità.
Era quello il contatto con il mondo. I suoi occhi erano ormai chiusi da troppo tempo per ricordare come fosse l’orizzonte e quali colori avesse un campo di ulivi.
Sentiva la polvere salire sino al suo volto e presentargli il sentiero che percorreva. A volte era agra e polverosa. A volte,invece, umida e granulosa.
Da un pò di giorni il mare si era annunciato rendendo salati i granelli di terra che il vento gli aveva portato sulle labbra.
Era felice il vagabondo.
Nel suo percorrere la vita senza un inizio e una fine, come una linea sottile che si perde lasciandoti solo il senso del presente, aveva con sè solo quel desiderio.
Ritrovare il mare.
Lo ricordava  scrosciante sui suoi piedi di bambino lungo la spiaggia della sua giovinezza. Le passeggiate sulla battigia a cercar consiglio quando le scelte diventavano impellenti e senza ritorno e i mille turbinii di un mare tempestoso d’inverno non si negavano a lui, bacchettandolo e dandogli forza come fa un buon padre con il figlio implorante una mano tesa.
L’aveva perso il mare. E da allora solo occhi chiusi e tanto cammino.
Si sarebbe steso sulla spiaggia. I piedi nell’acqua a trovar rinfresco e la faccia rivolta verso l’orizzonte a ritrovare quei colori che non ricordava più e che avrebbe voluto rivedere.
Alzo il passo il vagabondo. Ora aveva un meta.
Il sorriso gli solcò le guance illuminate dal un sole lucido che brillava sulla polvere che si era incuneata tra le mille insenature del suo volto rigato. 
E aprì gli occhi……..
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3 pensieri su “Il vagabondo

  1. Ancora una volta sono qui a scriverti…..
    anche se nn so’esattamente cosa :o)
    qui oggi si muore dal caldo……mi sembra di essere un pesce fuor d’acqua che boccheggia….
    carino come paragone….anche se nn mi pronuncio su che genere di pesce mi veda ehehhehhe
    ……spero che tu stia bene….spero che tu stia passando una buon pomeriggio…..
    spero che passerai una buona serata :o)
    un bacio….a presto….se vorrai….
    Sabrina…..

  2. Ho tenuto a mettere quella canzone perche’anche a me fa’vivere molti ricordi
    anche se nn tutti piacevoli……ma a volte quando determinate cose ti mancano
    o determinate persone vanno via lasciando un vuoto…anche i brutti ricordi fanno bene….
    perche’in ogni caso si sono vissuti cn la mente e cn il cuore accanto ad essa…..
    ….questa sera ho un pizzico di nostalgia…..ogni tanto mi prende…..
    quando la mente si ferma a pensare…….nn sempre pensa a cose che dovrebbe…
    ma come si possono controllare i pensieri…quando sono giudati da una nostalgia….da una solitudine…..da una tristezza….da un qualcosa che ci manca…che nn si ha piu’???
    ….a volte nn so’risp…..
    …….scusa la sfogo….ma avevo voglia di scriverlo a te…… :o)
    un bacio….sabrina.

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