Maria

Gli battè forte il cuore quando arrivarono alla porta.

Trafelati e con i volti rubizzi, li vide fermarsi all’ingresso.

Era alla finestra della cucina, Maria, mentre li guardava discutere su chi dei due avesse avuto l’amaro compito di dirgli quelle due parole che sperava di non ascoltare mai.

Essì, sapeva cosa gli avrebbero comunicato.

Ormai erano circa due mesi che aspettava il loro arrivo. Lo sguardo bucava la finestra diventata l’unica fiamma esile di luce che penetrava in quella casa ormai tetra.

Quanto l’avevano desiderata quella casa.

E quanta vita avevano speso per alzare quelle mura che per loro erano quelle di un castello.

Il sogno della loro vita. Il luogo dove mettere radici e far crescere ciò che la vita gli avrebbe portato in dote.

I progetti, i sogni, i loro sorrisi intrecciati all’unisono a formare un unico sguardo che gridava al mondo il loro desiderio di vita.

Tanto tempo per costruire e un attimo per rendere tutto vano.

 La loro vita era terminata lì, su quel selciato che tutti i santi giorni lei calpestava. Quell’asfalto nero che si stendeva come un ponte in quel verde esteso oltre ogni dove.

Era lì Maria quando udì lo schianto e le urla.

 

Pensava alla prima sera nella loro casa. Ormai mancava meno di una settimana.

Immaginava la loro gioia mista all’imbarazzo del vivere assieme. Sognava la soddisfazione che li avrebbe accompagnati quando, stanchi ma soddisfatti, avrebbero riposato nel letto in ferro battuto che lei aveva tanto desiderato. 

 

Lo ricorda in maniera nitida quello schianto. Quegli attimi di silenzio assoluto prima dello strazio delle voci.

La striscia di sangue  sembrava nera. Così, mischiata all’asfalto, sembrava che spuntasse dalla curva inseguendola come per cercare il suo aiuto.

 

Rimase atterrita.

Non un grido.

Solo la consapevolezza che il suo mondo che sperava forte come il granito era annegato sotto un tifone. Vedeva le bollicine agonizzanti che riempivano il mare di dolore che l’annegava come un ultimo fremito di vita.

Impotente di fronte a ciò che la vita gli aveva riservato.

Non sapeva se era più forte ora che le macerie non l’avevano travolta pur sconquassandola oppure prima quando avanzava fiera in nome di ciò che sognava e condivideva.

Ma era una domanda superflua questa. Ora erano lì alla porta e di tempo non ne rimaneva più.

Né per pensare né per agire.

 

Quel che restava della sua vita  dipendeva dalle corde vocali di quei due alla porta.

Il cuore  batteva forte nel petto di Maria.

Si avviò ad aprire quella porta verso la sua nuova esistenza.

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3 pensieri su “Maria

  1. Sai bene che io non amo troppo leggere nè so scrivere così come lo fai tu.
     
    Ma qualke brano riesco a leggerlo con piacere sul tuo blog………………..mi
     
    incuriosisce molto quello  che scruvi…………………e devo dirti mi piace  moltissimo ………………
     
    kissà se un giorno non diventi ank’io un’accanita lettrice come TE…!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
     
    Ti lascio un abbraccio nonchè ……………………U N      S O R R I S O ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !

  2. A volte quella che sembra iniziare
    come una giornata normale…
    puo’nascondere diverse sfumature di
    gioia,tranquillita’,spensieratezza….
    spero che tu oggi riesca a trovarne ….tante…
    Un bacio per augurarti che questo
    giorno sia al meglio..
    Sabrina.

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