La ragazza del lago

Una trasposizione  cinematografica (molto libera) di un libro norvegese, ambientata in Friuli e diretta da un regista esordiente che dirige (bene) un gruppo fatto perlopiù di attori (ricchi di talento) partenopei.
Già queste erano premesse tali da non potere non suscitare in me una forte curiosità.
E allora sono andato dritto al cinema senza leggere nessuna recensione su questo “la ragazza del lago”.
Lo dico in partenza. Io sono un fan di Toni Servillo.
 Lo considero uno dei migliori attori in circolazione e ogni sua interpretazione è straordinaria, sia che si parli di cinema che di teatro.
 E “la ragazza del lago”  ruota attorno a lui, poliziotto dalla vita familiare complessa che si imbatte nel corpo senza vita di una ragazza e in una storia fatta di scatole cinesi che, pian piano, si aprono tirando fuori una verità che è più complessa rispetto a quella prospettata inizialmente.
La trama non è il massimo e i meccanismi non sono quelli tipici del giallo. Il film si regge sull’ottima interpretazione degli attori (oltre a Toni Servillo sono presenti  Fabrizio Gifuni, Valeria Golino e  Nello Mascia) e su una scelta quasi teatrale nel costruire i dialoghi. Cosa che permette agli attori di rendere al meglio  ma che rende il film un po’ statico.
Il regista (l’esordiente Andrea Molaioli) si perde un po’ nel correre dietro un formalismo che rende il  tutto molto ricercato ma a volte troppo patinato: dalla scelta delle inquadrature,alle dissolvenze (interessanti) che sciolgono letteralmente i personaggi,fino alla scelta di una colonna sonora molto “noise”.
In molti momenti mi ha ricordato l’ultimo Sorrentino. Quello de “L’amico di famiglia”.Il meno riuscito, tanto per intenderci.
Ma ci sarà tempo e modo per fare ancora meglio.
Da seguire.
Per il momento godiamoci Servillo e compagnia bella….
 
 
 
 
 
 
 
 
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Un pensiero su “La ragazza del lago

  1. Ho visto il film, non mi è dispiaciuto, Toni Servillo bravissimo, la sua lentezza mi ha coinvolta. Sarà dipeso forse dal mio stato d’animo, non sò, ma la magia di quei luoghi a me familiari mi ha affascinata più della trama. Sai a chi l’ho associato, impropriamente? Al commissario Maigret!

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