Amelia Rosselli e l’afasia linguistica

E cos’è quel
lume della verità se tu ironizzi? Null’altro
che la povera pegna tu avesti dal mio cuore lacerato.
Io non saprò mai guardarti in faccia; quel che
desideravo dire se n’è andato per la finestra,
quel che tu eri era un altro battaglione che
io non so più guerrare; dunque quale nuova libertà
cerchi fra stancate parole?

 

 

 

Non da vicino ti guarderò in faccia, ne da

quella lontana piega della collina tu chiami

la tua bruciata esperienza. Colmo di rimpianto tu

continui a vivere, io brucio in un ardore che non

può sorridersi. E le gioconde terrazze dell’invernale

rissa di vento, grandine, e soffio di mista primavera

solcheranno il suolo della loro riga cruente. Io

intanto guarderò te piangere, per i valli

del tuo istante non goduto, la preghiera getta tutto

nelle sozze lavanderie di chi fugge: prega tu: sarcastica

ti livello al suolo raso della rosa città di cui

tu conosci solo il risparmiato ardore che la tua viltà

scambiò. (da Variazioni belliche, 1959)

 

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Un pensiero su “Amelia Rosselli e l’afasia linguistica

  1. . . .  chiedo scusa per la mia ignoranza, ma non conoscevo nulla di Amelia Rosselli, così mi hai incuriosita e l’ho "cercata"!!!
    Perchè le giornate volano? Vorrei avere più tempo per "conoscere", "scoprire", "curiosare", ecc.

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