Un panetto di burro ormai alla frutta

Ho da offrire troppo poco.

Ero convinto del contrario. Mi sono sopravvalutato.

Sono un prodotto ormai scaduto, da consumarsi preferibilmente entro una data ormai passata.

Eppure ero convinto di essere ancora fresco e fragrante, capace di sciogliermi nelle mani giuste.  Le sue erano soffici ed accoglienti ed ho creduto di aver trovato lì la ragione del mio essere.

Il banco dell’iper è abbastanza fornito ma lei aveva scelto me. Sentivo il suo tatto penetrare con forza la morbida confezione mia e dare un senso allo stallo che durava da troppo tempo ormai.

Non ho dovuto imbellettarmi, a lei andavo bene così come sono. Me e non gli altri panetti che facevano bella mostra di sé.

Avrà pensato: 

                                      insaporirà i miei risotti,

               darà un tono ai dolci che avrò voglia di preparare,

         renderà gustose le mie fantasie aiutandomi a concretizzarle.

 

Era contenta, glielo leggevo in faccia. Ed io ero felice di trovare finalmente il senso della mia esistenza.

Volevo lei. Senza dubbio era con lei che volevo fondermi.

Ero curioso di conoscere cosa albergava nel suo frigo, avrei avuto la forza di darle il meglio quando, con fare gentile e cura certosina, avrebbe affondato il coltello su di me asportando un pezzo del mio essere per renderlo parte di sé in una delle pietanze che avrebbe realizzato.

Avevo voglia di fondermi con lei, percorrerla tutta, dalle papille all’anima e attendere con ansia il prossimo viaggio dentro di lei.

Mentre ormai eravamo tutt’uno io e il suo progetto, gli occhi gli son caduti nell’angolino a destra della mia confezione. Quella data era passata. Il castello di sabbia delle mie speranze era ormai distrutto.

Ero diventato improvvisamente un bluff, un’illusione, una promessa non mantenuta. Ero scaduto quel giorno lì e ora non avevo più diritto a vivere né a sciogliermi nelle sue mani.

Mi posò lì sul banco come un fare maltrattato e passò oltre alla ricerca di qualcosa che sarebbe scaduto il più lontano possibile.

Che farò ora? Non so che destino mi attende.

Credo che qualcuno verrà a prelevarmi da questa vetrina e mi butterà in un bidone assieme alla frutta andata a male.

Spero di riuscire a sopportarne il tanfo e magari, con un po’ di forza, rovescerò quel fetido contenitore di nullità e troverò la mia libertà scappando da quella maledetta data di scadenza.

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