I pomodori e la Di Speranza, viva o morta che sia

Non mi piace esternare ciò che penso attraverso l’utilizzo di frasi fatte oppure prendendo in prestito parole che altri hanno ordinato secondo le loro esigenze. Esse non potranno mai esprimere appieno quello che sento e ciò che voglio realmente dire.
Saranno belle, indubbiamente, ricercate o colorite ma non saranno mie.
Ieri, mentre giravo in auto per Roma accompagnato da un cielo magnifico nella sua tessitura variopinta e multiforme, ho pensato a lungo al senso di alcune parole che ultimamente ritornano spesso a trovarmi. Dare un significato compiuto e oggettivo al termine disperazione piuttosto che a speranza o rassegnazione è impresa ardua e, azzarderei a dire, impossibile.
Ho cercato di farmi una cultura sul senso di questi termini per provare a capire appieno lo stato che li pervade. Mi accorgo che spesso li utilizziamo come piccole piazzolle in cui parcheggiare il nostro stato d’animo mentre si è sballottati dai percorsi che la vita ci propone. Dei graziosi ricoveri dove poterci rifocillare dal senso di fame che continua a morderci il cuore. Un luogo sicuro e riconoscibile che ci permette di esprimere al mondo il nostro stato. Tutti pensiamo di poter capire colui che con un filo di volce ci confida di sentirsi rassegnato. Perchè anche noi abbiamo messo almeno una volta piede su quella piccola piazzolla, anche noi abbiamo sostato almeno cinque minuti in quel ricovero. E per questo crediamo di poter condividere e capire quello stato d’animo.
Ma non è così. Perchè la rassegnazione, come la speranza e la disperazione non hanno forma univoca nè volume proprio. Sono sentimenti areiformi. Svolazzano dentro di noi nutrendosi di ciò che trovano. Delle nostre paure, dei timori che limitano il moto della nostra esistenza, delle nostre riflessioni perenni, delle nostre gioie incompiute e fugaci. Insomma, divorano ciò che siamo trasformandoci in altro.
Spesso il percorso tra la speranza e la disperazione o viceversa è troppo breve. C’è chi preferisce sostare sempre di più nel ricovero della parola piuttosto che mettere piede nella vita vissuta. Spesso c’è gente che è disperata o rassegnata più per ciò che pensa che per ciò che vive. Una sorta di onanismo mentale che accorcia la vita vissuta trasformandola in una ragnatela di pensieri che, a poco a poco, li avvolge completamente soffocando qualsiasi slancio.
Mi è venuta improvvisamente fame. Vorrei una pizza ma il solo pensiero mi conduce per mano alla piazzolla della disperazione di cui proprio non voglio far parte. E allora mi lascio condurre dalla vita alla ricerca di pomodori profumati che possano sposarsi amabilmente con della mozzarella di bufala nella speranza di abbinare gusto e delizia. Ah, dimenticavo…..chi di speranza vive di sperato muore……..la regina delle frasi fatte e dei luoghi comuni scivola via come la goccia d’acqua che scorre sul vetro della mia cucina annunciando l’imminente temporale notturno.
 
 
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