Saviano senza video

Sto seguendo con molto interesse gli interventi di Roberto Saviano a “Vieni via con me” su Rai3. Lo ascolto e rifletto. A volte ho timore che la sua presenza debordi rispetto alle cose che dice. Ho paura che il tentativo di iconizzare Saviano dia meno forza alle sue parole. Lo guardo e mi fa tenerezza mentre si accarezza la testa e il naso sorridendo rigidamente alla telecamera. Fraternizzo con la sua palese poca dimestichezza televisiva sperando che ciò non comprometta il senso del suo intervento.
Ieri sera ho fatto una prova estrema. Ho oscurato il video e ho lasciato che la sua narrazione arrivasse a me depurata da tutto ciò che fosse immagine e rappresentazione. Avevo voglia di non lasciarmi distrarre dall’intorno e dal contenitore ma darmi completamente al contenuto.
E’ mi son sentito connesso in maniera unica al tema del suo intervento.
Penso che Roberto Saviano rappresenti una luce nella notte davvero buia in cui ormai si è costretto il giornalismo d’inchiesta. Sopratutto in terre martoriate come quelle partenopee. La sua capacità di raccontare in maniera semplice l’orrendo scenario in cui siamo costretti a vivere e di cui prima o poi dovremo cercare di sbarazzarci, dimostra che c’è un punto da cui ripartire. La  dignità. Al bando l’immagine qualunquista del camorrista uomo d’onore. Qui l’onore non conta nulla. Qui conta solo il profitto. A scapito di tutto. L’unica cosa che conta è il guadagno. Nel rincorrere il profitto i camorristi sono più avanti dei milanesi, dei trevigiani, dei vicentini. I camorristi sono al Nord della Lombardia per ciò che concerne l’impegno a guadagnar soldi. L’attività produttiva illecita costruita dai clan fa impallidire anche i più creativi virtuosi dell’economia attuale. Le organizzazioni criminali rappresentano la più grande Società di Servizi offerti alle imprese che sia mai esistita. Precisa e puntuale nel risolvere i problemi di chi vuole massimizzare i profitti in maniera lowcost. Minimo prezzo e  nessuna responsabilità. Il famoso “chiavi in mano” tanto agognato da questa massa d’imprenditori senza onestà ed etica che, pur di guadagnare, s’affiderebbe senza remore alla consulenza di Satana.
Le organizzazioni criminali conoscono a menadito i punti sensibili dei loro interlocutori. Sanno bene cosa è importante per loro.
E conoscono bene anche il lassismo dei loro corregionali, di noi campani sempre pronti a giustificare qualunque cosa, se davvero ne vale la pena.
Il famoso “e cos e ‘nient” di eduardiana memoria, mirabilmente citato ieri sera da Saviano, è il totem della società campana, per decenni e decenni prona e servile a qualunque tipo di tirannia. Politica, mediatica, delinquenziale. Va bene tutto, purchè non metta a repentaglio la mia famiglia, la mia casa e il mio spazio vitale.
Ora siamo scesi un gradino più giù. Saviano, con “Gomorra” c’ha raccontato che questi affaristi del malaffare hanno saccheggiato e violentato il nostro territorio seppellendoci di tutto pur di continuare a fare il loro business. Merda dovunque, in ogni luogo. Chi se lo scorda Servillo sul letto dell’agricoltore morente alle prese con l’acquisto dell’ennesimo pezzo di terra da far morire…
In questi anni il malaffare c’ha rinchiusi nelle nostre case, restringendo la nostra libertà al tinello e al gabinetto. Decidendo per noi cosa mangiare, che abiti vestire e pure da chi essere seppelliti. Prestandoci a  strozzo i soldi per continuare a campare.
Prima di Saviano qualche volta ci capitava di riflettere su questi temi mentre, prima di cena, la tivù  accennava a loschi traffici e a bande armate pronte a uccidersi. Un moto di tristezza s’intravedeva sui nostri volti quando ascoltavamo di vittime innocenti trucidate da pazzi gonfi di cocaina armati fino ai denti. Poi però il nostro sguardo e la nostra attenzione virava verso la nostra casa, i nostri figli, la cucina linda e pinta e la sensazione che il nostro mondo fosse chiuso in una bolla d’aria pulita e popolata da buone intenzioni e virtù s’impadroniva di noi. 
Così non è, purtroppo. E’ questo il nostro mondo. Quello raccontato da Saviano, quello che vediamo con i nostri occhi e che non ci piace affatto. Non abbiamo più scusanti. Non è più tempo di dire “e cos e ‘nient“. Tutti noi siamo Saviano. Anche senza l’ausilio della prova tivù. Perchè i fatti e le parole che li narrano colpiscono più di ogni icona.

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