Ad anno zero, l’anno zero pare ancora lontano

Ieri sera ad “Annozero” c’erano due potenziali nuovi Messia della politica italiana. In studio c’era Nicki Vendola, presidente della Regione Puglia e, a detta di molti, prossimo candidato alla Presidenza del Consiglio da parte di un’ipotetica coalizione di centrosinistra di cui, ad oggi, non si conoscono confini e partecipanti.  Mentre da casa sua – in rigorosa differita condita da assenza assoluta di confronto – c’era il pontificatore massimo, Beppe Grillo, pronto a mettere in riga anche la timida intervistatrice poco propensa ad intervallare con qualche domanda fuori copione il monologo dell’illustre comicoreazionariorivoluzionario. Ebbene, al termine delle due ore e passa di confronto e chiacchiere variegate posso definirmi concretamente deluso da entrambi. Questo stato di delusione mi preoccupa non poco visto che confidavo nell’ascesa di uno dei due per poter sperare nell’avvio di una vera e profonda fase ricostituente della nostra derelitta classe politica. Vendola è più barocco di un libro di Garcia Marquez. Parla, parla, parla. Ha una capacità unica di girare attorno agli eventi e di sfinirti con acuti solistici interessanti dal punto di vista emotivo-letterario ma completamente vaghi per ciò che concerne la concreta proposizione e trasformazione di essi in azioni incisive. Alla precisa domanda di Lucia Annunziata circa i primi punti del suo programma con il quale conquistare gli italiani ed iniziare assieme a loro la risalita, il buon Nicky ha iniziato a filosofeggiare riguardo l’avvio di una spietata guerra al precariato inteso non solo come fenomeno legato al lavoro ma come modus vivendi dell’intera nostra società. Interessante come proposta se fatta da un filosofo ma da un politico uno si aspetta di capire come ciò potrebbe essere trasformato in qualcosa di concretamente realizzabile. Attraverso quali mosse, utilizzando quali risorse, realizzando quali tipi di provvedimenti….Invece nulla. Il caro Nicky ha spippeggiato sulle differenze tra riformisti e radicali e non c’ha detto nulla su come lui pensa di cambiare questo benedetto paese. Sarebbe interessante condensare in una monumentale enciclopedia i discorsi di Vendola per capire se, alla fine, tutto questo effluvio di parole abbia realmente un filo logico e prospettico oppure sia il grande sogno di un teorico a cui qualcuno riconosce capacità e meriti più alti di quelli reali. Grillo è il solito mito. Lui non accetta confronto, è la verita fatta persona. Non c’è nulla da salvare, tutto è da gettare, è tutto da rifondare ma lui non s’impegna, lascia spazio ai giovani. Quant’è generoso Grillo. Eppure sarebbe interessante capire come risponderebbe l’elettorato ad una sua candidatura. Perchè non lo fa? Perchè continua a dire di avere tutte le soluzioni a portata di mano ma non ha voglia di candidarsi e di affidarsi al giudizio popolare dell’urna? Eppure tante sue proposte sono davvero interessanti. Forse è l’unico capace di presentare al dibattito politico delle idee davvero innovative e capaci di rompere la rigidità di un sistema ormai al collasso e pronto solo all’autodifesa. Ma deve avere il coraggio di partecipare, di candidarsi, di accettare il confronto e non battere in ritirata dietro lo schermo del monologo roboante. Se Grillo si candida a premier io lo voto! Se Vendola vince le primarie che, prima o poi, il centrosinistra organizzerà spero che sia più concreto e meno barocco. I sogni son desideri ma la realtà ha bisogno di scelte concrete e coraggiose. In bocca al lupo ad entrambi.

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