Mia suocera beve

Stamane, nel luogo più mio della mia casa, ha cessato di donare sollievo al mio umore stagnante  l’ultima avventura dell’Avvocato Maliconico, mirabilmente raccontata dal brillante Diego De Silva. Sarebbe stato simpatico avere a portata di mano uno specchio che m’aiutasse ad incrociare quell’espressione di compiaciuta tristezza che credo m’avvolga ogni volta che mi separo da un libro che m’è stato davvero amico.  Non credo di assomigliare a Vincenzo Malinconico ma, spesso, troppo spesso, il suo pensiero mi rappresenta e la cosa non mi dispiace affatto. Talvolta ho timore dei miei pensieri. Faccio mia quell’incauta sensazione, figlia del più becero egocentrismo, di unicità riflessiva con il quale credo di avere l’esclusiva riguardo l’intero universo delle pippe mentali di un post quarantenne alle prese con una vita vissuta seguendo in pieno il motto scolastico …. è capace ma potrebbe fare molto di più. Vincenzo Malinconico alleggerisce l’esistenza dei tanti che, come me, si dannano a perdere le cause che la vita gli propone, continuando imperituramente a sperare almeno nel pareggio. Mi piace molto questo periodo che riporto integralmente sperando di non fare danno all’autore ( beh, sono davvero presuntuoso…nemmeno avessi un blog iperfrequentato!)

All’amore, io, non ho mai chiesto di salvarmi la vita. Mi è bastato che ci fosse quando ne sentivo la mancanza, che non mi abbandonasse. Anche quand’era sgangherato e ridicolo, non l’ho mai lasciato andare 

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