La (S)ragione della trincea

Ci sono cose, eventi, comportamenti, azioni che sono difficili da spiegare.  Provi ad applicarti, a capire le ragioni, cerchi di comprendere i perchè ma non ti capaciti. Alla fine pensi che non esista una ragione. Anzi, spesso la ragione è un invenzione dietro cui celare le proprie debolezze. Una trincea scavata intorno a sè stessi allo scopo di nascondere al mondo la tua vera natura. In quella striscia di terra trascorri il tuo tempo marcendo ogni frutto che la vita ti ha donato, disegnando una guerra che non esiste più da tempo, che forse non è mai esistita ma che è ancora l’unica ragione per cui tu esisti. Invece di balzare fuori dal fosso in cui ti sei consciamente collocato continui a scavare nella melma e a scendere sempre più giù, fin dove il sole della ragione e del sentimento non arriva nemmeno a mezzogiorno. In quel putridume che t’insozza l’anima rendendotela cupa e secca come  foglie ad Ottobre ti lasci andare allo sconforto della viltà, all’ipocrisia della sconfitta accettata senza mai combattere. Rendi le armi e t’impasti con la terra chiedendo ad essa di plasmarti di nuovo, di regalarti un nuovo volto e una nuova mente capace di non  fallire, un nuovo cuore che sappia sorridere ed amare.  Ci sono i tuoi sogni a farti compagnia in quella trincea. Le tue asticelle collocate sempre più in alto per evitare che la realtà ti proponga qualcosa di buono per cui impegnarsi.  Alla fine a fotterti sarà lo smottamento di quella stessa terra che hai continuato a scavare senza sosta. Come una talpa, senza vista, nera come la pece, con la testa infossata a scavare gallerie senza nessuna uscita.

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