Dante e il part-time arricchente

Leggo di tutto. Credo di essere un onnivoro della lettura, capace di farmi sedurre dalle tabelle colorate che fanno bella mostra di sè sul retro dei detersivi per poi cercare in rete  cosa siano mai i tensioattivi anionici! E’ stato troppo facile per Repubblica D, supplemento predomenicale de La Repubblica  indirizzato prevalentemente al pubblico femminile, rapire la mia attenzione e rimandare alla prossima settimana l’inizio della lettura di Doppio Sogno di Arthur Schnitzler  che da tempo speravo di far mio e che Sabato era offerto dal quotidiano romano in supplemento. Lungi da me voler mettere sullo stesso piano i tensioattivi e le patinate pagine del settimanale e non me ne vogliano gli affezionati lettori per questo azzardato accostamento frutto della mia entusiasta sconsideratezza. Non male questa rivista! Volevo riportare qui un articolo di una certa ELASTI, titolare di una rubrica che penso sia settimanale. Il pezzo si chiama  ” La felicità è part-time” e lo riporto integralmente ( tra l’altro è consultabile all’indirizzo http://d.repubblica.it/dmemory/2011/06/11/rubriche/rubriche/036blo74636.html)

 

 

Il racconto di Dante: “Quell’azienda non mi meritava. Perciò mi sono reso disponibile per l’orario ridotto”

di Elasti
 
La sua sveglia suona sempre alle 6,30, per abitudine e innato rigore. Il lunedì mattina, dopo il caffé, va a nuotare alla piscina pubblica dietro casa. Si gode il privilegio di una vasca tutta per sé perché, a quell’ora, il resto del mondo è affaccendato altrove. Poi torna a casa, si dedica ai lavori domestici, prepara da mangiare (“generalmente un primo e un contorno”), apparecchia la tavola e pranza, perché pranzare per bene, dice, è importante per il corpo ma anche per la mente. Il martedì alle 8 è al parco, a correre. Rientra, fa una doccia, ed esce di nuovo per andare al mercato rionale settimanale dove fa la spesa e gira “felice tra le bancarelle”. Il mercoledì fa una colazione abbondante, con calma, e si concede la mattina libera “per commissioni, faccende di casa, lettura, ozio o un giro in bicicletta”. Il giovedì è come il lunedì, il venerdì come il mercoledì, salvo imprevisti o cambiamenti di programma o di umore. Sabato e domenica è vacanza e fa quello che vuole, tanto la casa è già stata pulita e la spesa già fatta.  Non è uno studente molto salutista e poco studioso, non è l’amante di un ricco signore, mantenuta e molto organizzata, non è un atleta di triathlon che si prepara per le Olimpiadi di Londra 2012. “Scrivi che mi chiamo Dante”, mi suggerisce. Ha 40 anni, è single, impiegato in una grande azienda e, unico tra 8mila dipendenti, ha chiesto e ottenuto, circa un anno fa, un part-time pomeridiano dalle 12,30 alle 17,30, “perché il lavoro non è tutto e il mio benessere psicofisico vale di più, anche a costo di qualche sacrificio economico”. Dante fu assunto circa 20 anni fa, appena diplomato. “Per 14 anni sono stato al Centro Elaborazione Dati, in funzione 24 ore su 24. Lavoravo su turni, di giorno e di notte, sabato e domenica compresi. Mi piaceva quel lavoro, ero bravo, ho dato tanto ma l’ho fatto con passione”. Poi, l’anno scorso, l’azienda stabilì che il Centro costava troppo e decise (“in modo brutale”) di darlo in gestione a una società esterna. “Non hanno tenuto conto della nostra professionalità e del nostro impegno, dall’oggi all’indomani ci hanno spostati in altri reparti”. Fu un’epifania. “Presi coscienza che per l’azienda eravamo solo un costo e giunsi alla conclusione che bisogna dedicarle il minor tempo possibile perché non si merita l’impegno che le abbiamo dedicato”. Si presentò all’ufficio del personale. “Mi rendo disponibile a lavorare in qualsiasi reparto purché mi diate un part-time pomeridiano”, annunciò a un dirigente incuriosito da una richiesta bizzarra. “Abbiamo mille dipendenti a orario ridotto qui: sono tutte donne e lavorano la mattina. Nessun uomo ha mai chiesto un part-time e nessuno, né donna né uomo, ha mai chiesto di poter lavorare solo il pomeriggio”, rispose perplesso. “Voglio riappropriarmi della mia vita, a uso esclusivo del mio benessere”, ribatté Dante. “I capi non mi capiscono, i colleghi mi domandano quanto guadagno e se non sono preoccupato per la mia pensione. Pochi colgono il senso della mia scelta. Eppure sono certo che tanti potrebbero ridurre le ore di lavoro, rinunciare a una parte di stipendio ed essere più felici. Ma non lo fanno perché manca la mentalità”. Dante ha scelto di essere libero la mattina “perché posso dormire, andare al mercato, fare commissioni e arrivare in ufficio riposato e soddisfatto”. Vive un’esistenza low cost, “ma i vantaggi sono ben più delle rinunce”. È abbronzato, sorridente, sereno, ha girato il mondo, in sacco a pelo, e sogna di raggiungere una ragazza con pantaloni militari e sandali, conosciuta tre anni fa in Australia, con cui parla ogni giorno via Skype. In questa storia qualcuno ha perso e qualcun altro ha vinto, qualcuno non ha capito e qualcun altro ha fatto una grande scoperta. Succede spesso nelle storie. Sta a tutti noi, prima o poi, trovare la nostra morale

 

 

Dante mi piace. Ha coraggio e idee chiare e, aggiungerei, responsabilità limitate, per sua fortuna!! Non ho vergogna a dire che un pò lo invidio. Mi piacerebbe riappropriarmi del mio tempo, essere di nuovo padrone delle mie scelte. A volte siamo tutti schiacciati sotto il peso delle responsabilità che gli anni e gli avvenimenti c’hanno  sedimentato sulle spalle e che, a lungo andare, ci rendono curvi e con lo sguardo limitato ad un orizzonte piccolo e poco soddisfacente.  Dante ha 40 anni c’ha provato. Io ne ho appena qualcuno in più e sto iniziando a pensarci seriamente…

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