Il muffin dell’anziana signora

L’altra mattina, saranno state più o meno le cinque, ero seduto al banco di un autogrill a scambiare patetiche effusioni aromatiche con una scialba tazzina di caffè. Fuori il caldo era ancora in dormiveglia e il suo continuo inspirare ed espirare emanava piccole depressioni pronte ad incunearsi nella parte più spugnosa dei miei ovattati pensieri.

 Chiusi gli occhi per annusare senza distrazioni l’ultimo umore nero proveniente dal profondo della tazza e quando li riaprii al mio fianco era apparsa un’anziana signora alle prese con un soffice muffin al cioccolato. Aveva il volto teso e gli occhi talmente annacquati da sembrare incolore. Aveva fame la signora visto che il muffin passò a miglior vita a tempo di record. Spostai lo sguardo altrove, timoroso di sembrare inopportuno e feci per alzarmi quando lei, con fare discreto ma fermo, puntò al mio viso chiedendomi a bruciapelo Da quanto tempo lei non è felice?

La granitica laconicità di quella domanda iniziò immediatamente un corpo a corpo con il mio senso di sicurezza lasciandolo sanguinante al tappeto dopo nemmeno un round. Mi alzo e muto come un mafioso d’altri tempi accenno un sorriso precotto scattando verso la mia auto in preda ad un terremoto di scalmanate riflessioni.

Ma che razza di domanda era quella? Ma con tanti autogrill in giro per la penisola giusto a me doveva capitare la filosofa del muffin pronta a sgretolare con un fil di fiato il muro a secco con il quale stavo cercando di dare una direzione al viottolo lungo cui incamminare i miei prossimi passi? Ma come si permette di parlare di felicità con me che vivo con una palla di tennis al posto del cuore da ormai troppo tempo? E che c’entra il tempo con la felicità?

Appariva chiaro come l’alba che stava sorgendo in quei minuti che quell’interrogativo sospirato dalla signora stava scatenando un temporale di punti interrogativi pronti a far germogliare un milione di pippe mentali di cui francamente non si sentiva affatto il bisogno. Allacciai la cintura di sicurezza e scorsi a ritroso i miei giorni.

L’abbraccio emozionante della persona amata. Quella sera trascorsa a guardare il mare con le barche silenziose  e i pescatori a caccia di cefali inquinati . Lo sguardo di mia figlia che con  tenerezza infinita bacia la mia fronte

Certo, a pensarci bene,  i momenti di felicità non mancavano e non erano nemmeno tanto lontani nel tempo ma tutto sembrava coperto da una brina sottile capace di ghiacciare qualsiasi emozione. Avete mai avuto la netta sensazione di vivere esperienze tanto intense quanto disordinate? Di cadere dal piedistallo del sorriso rinfrancante alla cantina spoglia della tristezza acuta? Vi siete mai sentiti così debitori della massima di Totò secondo la quale è la somma a fare il totale e, cazzo, la vostra calcolatrice da chiari segni di squilibrio emozionale? Ecco come mi sentivo io, un minipimer ad immersione che aveva ridotto in minestrone una serie di eventi meravigliosi.

E lei, la strega dal muffin facile, mi viene a parlare di felicità ad episodi. Ma mi faccia il piacere… per restare in territorio DeCurtisiano! Come se lo stare bene fosse un gioco dell’oca fatto di caselle da raggiungere tirando un maledetto dado.

No che non è così.

La felicità non è legata al tempo nè tantomeno a date o scadenze, non si misura in mesi o in giorni. Non è un compleanno da festeggiare o un ricordo da tirar fuori quando non si sa a cosa pensare.  La felicità è un’orchidea dai colori sfavillanti la cui vita  dipende dall’attenzione e dalla cura che sei in grado di donarle. S’ammoscia in un batter d’occhio se rimani lì a guardarla come un bonzo credendo che basti uno sguardo per farla vivere. Vuole sentirsi parte di te e ha voglia di immergersi nel tuo progetto.

E’ lì che cresce e prolifica la felicità, nel progetto di cui sei regista o sceneggiatore, la cui realizzazione non rimane nel cassetto dei sogni infranti ma diventa pellicola e inizia ad illuminare il buio della tua sala cinematografica facendoti ridere o piangere con cognizione di causa.

Mia cara signora dal muffin sbriciolato, la domanda giusta da pormi era questa, Da quanto tempo non hai un progetto di vita credibile e concreto.

Allora sì che m’avresti visto stramazzare al suolo posseduto dal demonio della mancata lungimiranza e dall’alto della tua esperienza rugosa m’avresti potuto aiutare a scacciarlo via riappropriandomi delle mie attese.

Ecco il casello di Roma Sud che avanza verso di me. Una piccola folla d’auto s’appresta ad ingorgare il grande raccordo per rendere ordinaria questa strana mattina di Luglio.  Esco alla Casilina e mi faccio un cornetto e cappuccino in quel bar di Giardinetti a due passi da un passato che voglio che diventi brillante futuro. Compro un gratta e vinci che non si sa mai ma lo lascio intonso. Lo gratterò il giorno in cui il progetto sarà realtà. Anzi, quel giorno lo strapperò o lo regalerò alla vecchia signora visto che sarò felice e avrò vinto senza grattare. Magari mi offrirà un muffin e assieme parleremo delle nostre felicità ritrovate.

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