Via D’Amelio

Cosa è cambiato durante i 19 anni che ci separano da quell’esplosione che portò via uomini e speranze? Siamo stati capaci di allontanare dalle nostre azioni quotidiane la malapianta abietta e omertosa della prevaricazione? Siamo riusciti a valutare il malaffare come un comportamento degenere figlio di una sottocultura classista che considera le persone imbelli manichini da giostrare a proprio piacimento in base ai propri interessi e voleri? Abbiamo compreso che per abbattere le organizzazioni criminali c’è bisogno di trasparenza e giustizia sociale? Siamo stati capaci in questi anni di trasformare l’impatto emozionale di quel fumo acre proveniente da brandelli di carne sparsi tra scheletri d’auto in azioni mirate a cambiare radicalmente il nostro senso sociale e civile oppure abbiamo demandato tutto alla venerazione delle immaginette sacre dei nostri martiri eroi di una battaglia che sembra lontana dall’essere vinta? Siamo certi che le impronte su quei maledetti detonatori che spazzarono via onesti e integgerimi uomini  non fossero anche le nostre?  Cerco di rispondere a questi interrogativi che rimbalzano tra i miei pensieri mentre scorre in video il viso fiero e preoccupato di Paolo Borsellino.  Mi pare che il tempo sia passato invano e ho quasi vergogna ad incrociare il suo sguardo conscio del mio non essermi impegnato abbastanza nel rendere questa maledetto paese un luogo da cui non fuggire.

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