Jobs e l’universo dell’Applemania

Steve Jobs se n’è andato. Ne parlano tutti oggi: i giornali, le televisioni, i blog, i social network.  Per anni ho creduto che questa mania che ha corrotto milioni di miei simili,  incapaci di vivere senza utilizzare qualcosa che avesse appiccicato il marchio Apple,  fosse una cazzata di enormi proporzioni, un delirio fashiontecnologico figlio della baldanza dell’homo Insapiens. Io della Apple conoscevo il Mac presente presso il mio primo ufficio torinese e che mi fu di grande aiuto nell’apprendere  i segreti del CAD e della renderizzazione vettoriale. Bei tempi quelli, splendida Torino e simpatico quel Mac del quale tutti tessevano le lodi ( stai lavorando sulla macchina più potente del mondo) ma di cui continuavo ad invidiare soprattutto l’elegante tenuta bianca e quei tasti che sembravano provenire dalle consolle del mitico telefilm Spazio 1999. Per il resto, o Apple o VattelaPpescaPippo, non era il marchio a suscitarmi ventate di emozioni ma piuttosto la capacità del mezzo di riempire almeno in parte le mie desolate tasche di architetto imberbe ed emigrante. Sono passati anni e anni prima che la mia attenzione s’incrociasse di nuovo con un aggeggio Apple, ma in quel caso il prodotto non c’entrava nulla. Se Betta avesse avuto un pc di Tonga con impresso un casco di banane invece della mitica mela moriscata io avrei fatto i lucciconi lo stesso. Ma quando lei lo accendeva e cercava di farmi capire le enormi possibilità di quel marchingegno ( secondo me perlopiù sconosciute e mal utilizzate anche da lei, vittima com’era del delirio fashiontecnologico di cui sopra)  io esibivo lo sguardo emozionato di colui a cui viene rivelato il verbo ma dentro di me pensavo che un’antidoto alla pandemia di Applecazzate ancora non fosse stato realizzato. 

Poi è arrivato l’Iphone e tutto è cambiato. Lo guardi, lo accendi e ti si rivela il mondo, cazzate comprese, ma non solo quelle! Invii mail mentre ricevi la telefonata del collega imbufalito per la tua improvvisa scomparsa, scatti la foto alla nuvola di passaggio pregustando il primo posto al premio per la migliore fotografia da coda autostradale e nel frattempo vai su google per capire se il Madagascar è un’isola africana o un ritrovo di pinguini  dalle parti del Polo Sud. Sei in metro e ti si arrampica sù per la mente un concetto che ti pare di primaria importanza e tu lo appunti in fretta e furia cliccando sulla (non) tastiera della tua lampada di Aladino temendo che esso possa scomparire alla fermata di Eur Marconi. Non esiste strumento tecnologico più smaccatamente multitasking di questo rettangolo di un nero inquietante capace di farti cascare a piè pari nel pozzo dell’infantilità ipertecnologica. Mi sono scaricato perfino un lettore di codici a barre solo per il gusto di tenerlo sullo screen e vedere se funziona quando sono al supermercato. Sento che la Applemania ha preso piede dentro di me e cerco di tenermi lontano da quei luoghi di piacere dove sono custoditi tavolette smilze capaci di farti sembrare il nuovo Noè sborsando solo 700 euro!  Era davvero un mago Steve Jobs, capace di soddisfare i desideri delle persone che sognano di avere il mondo in una mano mentre con l’altra ticchettano la spalla del vicino per mostrargli il loro tesoro. Addio e grazie di tutto….

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