Il bambino indaco

E’un libro disturbante quello di Marco Franzoso. Il sangue che macchia le prime pagine rappresenta paradossalmente l’elemento più vivo che pervade questa storia fatta di sottrazioni, di mancanze, di inconsistenze, di inadempienze, di ineluttabili discrepanze tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è e sarà. E’ bravo Franzoso a rendere freddo, quasi distaccato il tono del racconto per permetterci di viverlo con la stessa (dis)intensità del marito, vero protagonista della storia. La sua incapacità di agire è il vero elemento forte della narrazione. Sono gli altri protagonisti della storia che agiscono, fanno e disfano, forti di una caratterizzazione volutamente più definita e chiara. Lui è circondato da una nebbiosa aura d’indecisione, di mancanza di reattività, di dolorosa inerzia. E’ la mamma che prende in pugno la situazione, affronta Isabel fino alle estreme conseguenze. In ciò leggo in maniera palese una critica verso il maschio d’oggi incapace di costruire relazioni( quella con Isabel è un mero incontro tra sconosciuti che non si eleva mai ad una condivisione di coppia) e pronto a delegare ai propri genitori la scelta del proprio futuro. In tutto questo il bambino sembra essere un pretesto utile ad evidenziare in maniera ancora più netta la mancanza d’orizzonte di questo uomo schiavo della propria inconsistenza.

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