Incontri biciclistici

La mia  bicicletta  ha da poco compiuto la maggiore età, sul  telatio porta incisi come tatuaggi i segni delle strade percorse, dei sentieri sterrati che c’hanno fatto sentire eroi assieme, dei tanti zigzag compiuti a sbafo sui vecchi binari in villa comunale per evitare di restare incastrati e cascare a terra. Rotolare dalla bici è frustrante, oltre al dolore delle contusioni ti affligge lo sguardo sdegnoso di chi ti passa accanto convinto che è da fessi conclamati cadere dal sellino. Raccogli da terra il sorriso migliore per rassicurarlo sulle tue condizioni ma lui passa oltre scuotendo il capo, convinto che sono quelli come te che minano il prodotto interno lordo di una nazione con il loro tempo libero improduttivo e deleterio.  Sabato io e la mia bicicletta abbiamo deciso di farci un giro incamminandoci verso il porto,  lungo la strada il mare era a due passi, calmo e molle come un pensiero capace di rasserenarci. L’aria sembrava impregnata di umidità, quella che avvolge gli edifici antichi dove il tufo è spugna talmente porosa da nascondere anche i sogni della gente. Lungo la strada abbiamo incrociato uno strano personaggio, avrà avuto circa settant’anni, alto, magro, dinoccolato, in testa una bella bandana nera al centro della quale campeggiava un teschio rosso nel bel mezzo della fronte.  Sembrava appena uscito da un episodio di Pippi Calzelunghe, un reduce della ciurma di capitan Efraim  pronto a godersi la vecchiaia dopo aver razziato i sette mari. Lo guardo incuriosito,  tiene legata ad un passante dei pantaloni una piccola busta di plastica bianca, non riesco a capire bene cosa contenga ma mi piacerebbe che al suo interno ci fosse la mappa del tesoro di Tacatuca. Mi guarda anche lui e vedo brillargli negli occhi un pensiero. Mi ferma e mi chiede se posso dargli un passaggio fino a Fontana Grande. Sale sulla canna della mia bici e guarda avanti fiero come se fosse sull’albero di maestra a scrutare l’orizzonte in attesa di un lembo di terra da annunciare. Non ci scambiamo nemmeno una parola ma è come se fossimo perfetti l’uno per l’altro per riempire d’immaginazione quello strano quarto d’ora mattutino. Giunto a destinazione scende dalla canna della bici e alza la mano per salutarmi voltando lo sguardo verso un gruppo di uomini avvolti attorno ad un tavolino basso su cui sembrano circolare delle carte da gioco.  Bevo per spegnere l’incendio che brucia la mia bocca arsa dalle troppe parole che non ho pronunciato e poi inizio a sorridere pensando che non è affatto male essere il concittadino di un pirata

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3 pensieri su “Incontri biciclistici

    • Mi piace tanto la libertà che circonda le avventure di Pippi, un mondo dove tutto è possibile se lo vuoi, dove non conta il colore dei tuoi calzoni ma il calore della tua fantasia…..

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