I coreani al limone

Spesso mi capita di esorcizzare la libidine culinaria di metà giornata  smettendo di guardare il frigo con aria seducente e spostandomi con fare serioso verso l’angolo buio della scarpiera dove sono custodite le magiche scarpe da running.  Le tengo defilate,  lontano da quelle di uso comune, perchè rappresentano l’eccezione capace di stimolare la mia fantasia podistica trasportandomi lungo i percorsi delle più famose maratone del mondo. Sono comode e leggere, con delle particolari striature rosse che ne acuiscono il carattere dinamico inducendomi a credere di essere in grado di macinare chilometri con la sola forza di volontà.  Sappiamo bene che credere è l’anticamera del fare per cui le ho indossate e sono partito per la mia maratona del fusillo. Da premettere che abito …qui dove il mare luccica e tira forte il vento ( beh, non proprio lì ma da quelle parti, tanto per intenderci) e la mia corsetta in fondo non è altro che un pretesto per godermi il mare e il panorama credendo di fare qualcosa di buono per il mio fisico curvato dal mutuo e dal tempo che passa. Tra l’altro il cielo,  scardinato da folate di vento  mosse da impetuose entità artistiche,  sembrava una tela ricca di colori sgargianti e surreali capaci di mescolarsi in maniera originale grazie a qualche spruzzo di pioggia che di tanto in tanto cambiava i connotati a quello splendido panorama che accompagnava il mio dondolante incedere. Arrivo trafelato nel punto più panoramico della costiera e vedo qualcuno richiamare la mia attenzione, sono due coppie dagli evidenti occhi a  mandorla impegnati ad ammirare i luoghi  e pronti a chiedersi come fosse possibile che quelle cassette di limoni piazzate lungo la strada da un improbabile fruttivendolo itinerante non fossero ancora cascate nonostante il vento impetuoso. Mi avvicino e senza proferir parola mi piazzano una sfavillante macchina fotografica tra le mani mettendosi in posa plastica con il Vesuvio alle  spalle. Capisco l’antifona e mi do un tono asciugandomi la fronte dall’evidente sudore e inizio a maneggiare l’attrezzo con i modi consumati di un’abile (?)  fotografo. Parte il primo scatto e il risultato è interessante, preso dalla parte gli dico di rimanere in posa e  scatto qualche altra sequenza consigliando ai fieri orientali nuovi sfondi nei quali includere anche i limoni.  Ne viene fuori un servizio fotografico ortovesuviano sulla cui rilevanza artistica non giurerei molto ma che evidentemente soddisfa molto i miei committenti ( che mi confessano di essere coreani in vacanza….ormai gli unici al mondo capaci di sorridere con continuità) tanto che improvvisamente il più contento del gruppo mette mano al portafoglio e mi offre una banconota da cento euro. Cazzo ( scusate l’epiteto figlio della sorpresa ) ho esclamato  guardando il tipo con espressione sbigottita e accaldata.  Lui modera il sorriso nascondendo la vista dei suoi fieri denti e mi guarda con la mano protesa con tanto di moneta al seguito. Il momento è catartico, sembriamo improvvisamente catapultati nella scena madre di un film western, nel bel mezzo del duello finale. Trovo intollerabile che qualcuno mi offra del denaro per aver scattato due foto (ahimè, sono troppo equo e tanto solidale con tutti, tranne che con me stesso…) ma voglio evitare ripercussioni diplomatiche con un popolo tanto importante soprattutto per aver dato i natali alla mia auto! Improvvisamente so cosa fare, stavolta sorrido io mostrando la mia fiera dentatura partenopea, gli faccio segno di non poter accettare il loro regalo e mi avvicino al fruttivendolo che nel frattempo si era seduto sulla panchina per godersi la nostra performance fotografica. Gli chiedo un limone in prestito, è il minimo che mi deve visto che ho fatto in modo che i suoi limoni saranno esportati in Corea grazie alle mie foto. Lui accetta e allungo il limone ai coreani dicendogli, con il mio neapolitaninglese che chist e’  ‘o paese d”o sole, chist e’  ‘o paese d”o mare e chist e’ pure ‘o paese d”e limun!!  Visto che porteranno nel loro paese il mare e il sole (in verità poco in questi giorni) mi pareva giusto che portassero a casa anche un limone che spesso vale più di cento euro….

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