Il rapimento di una nazione

Sono anni ormai che questo paese è vittima di un rapimento, qualcuno l’ha incappucciato e condotto in un luogo scuro incatenandolo al muro. Sia chiaro, non si tratta di un rapimento “politico”, una cosa del genere dovrebbe presupporre la presenza di ideali da difendere e perpetrare da parte dei cosiddetti “carcerieri” intenti a forzare l’opinione pubblica con un’azione dimostrativa atta a far proseliti in modo da ribaltare il corso delle cose. Qui la cosa è diversa, i rapitori hanno deciso di prenderci in ostaggio per garantirsi in qualche modo la salvezza, il lasciapassare che gli permetta di  portare a casa il bottino che hanno accumulato durante la loro azione criminale.  E’ ciò che capita ai malavitosi che svaligiano la banca convinti di aver pianificato ogni singolo dettaglio ma si ritrovano improvvisamente braccati, circondati, impossibilitati a portare a termine in maniera “pulita” la loro azione eversiva per cui decidono, per garantirsi il passaggio tra le maglie della forza pubblica ormai schierata in assetto da guerra, di puntare l’arma contro gli ignari avventori trasformandoli in salvacondotto verso il primo aeroporto da cui poi poter raggiungere la libertà godendosi i soldi appena rubati. L’Italia è divenuta ostaggio nobile nelle mani di diversi gruppi di potere che di volta in volta se la scambiano per poter programmare la propria exit strategy dal sistema che gli ha garantito soldi, potere e fama. Un pò come capita ai poveri giornalisti occidentali vittime di rapitori a cottimo nelle zone di guerra: vengono proposti al miglior offerente e utilizzati per garantirsi visibilità, soldi e vie di uscita percorribili in caso di pericolo imminente.  Qualche anno fa è stata l’Europa delle banche a rapirci, a terrorizzarci con i suoi ultimatum perentori, conducendoci nel vicolo cieco della provvisorietà ed imponendoci come “carceriere” un burocrate dallo sguardo inespressivo. Certo, ad altri è andata peggio, la Grecia è stata spolpata viva, una sorta di cannibalismo sociale che ha condotto quel paese ad un medioevo moderno con il solo scopo di salvare le partecipazioni bancarie che avevano interessi corposi da quelle parti. Il nostro “carceriere” ripeteva sempre lo stesso mantra mentre le catene diventavano pesanti attorno ai nostri polsi in nome della caduta del Dio spread e dell’equilibrio dei conti pubblici…. L’Europa sta vivendo i giorni più difficili dagli anni del secondo dopoguerra. Il progetto che dobbiamo alla lungimiranza di grandi uomini politici e che per sessant’anni abbiamo perseguito è sottoposto alla prova più grave dalla sua fondazione. Un fallimento non sarebbe solo  deleterio per noi europei, farebbe venire meno la prospettiva di un mondo più equilibrato in cui l’Europa possa meglio trasmettere i suoi valori ed eservcitare il ruolo che ad essa compete, in un mondo sempre più bisognoso di una governance multiculturale efficace. E intanto smantellava il sistema pensionistico nazionale, flirtava con coloro che esportano all’estero le fabbriche lasciando in Italia le macerie della disoccupazione, raccattava soldi per pagare debiti che in buona parte non c’appartengono. Ma quali sono i famosi valori europei? Da quando esiste l’Europa unita ( finanziariamente parlando) è davvero migliorato l’equilibrio mondiale? Che ruolo ha l’Europa nella “governance multiculturale mondiale” tra oligarchie nascenti, dittature sempre più stringenti, poteri economici trasversali che riducono la politica a puro teatro d’intrattenimento? M’avrebbe fatto piacere poter porre al languido sorvegliante queste domande ma non è stato possibile, da un momento all’altro abbiamo cambiato carceriere, quello attuale usa il cerone per coprire i segni del tempo ed è una vecchia conoscenza. Entrò nelle nostre case proponendosi come il nuovo che avanza, l’uomo pronto a traghettarci nel nuovo millennio a bordo di un panfilo extralarge in compagnia di sgallettate e tronisti, firmò in diretta video un contratto con il quale s’impegnava a cambiare il paese  ma le cose sono andate diversamente. Ora è braccato, condannato dall’età e dalla giustizia da lui definita deviata. E’ il rancore e l’opportunismo a spingerlo ad usarci come ostaggio. Vuole essere riabilitato, incensato, definito da tutti come il più grande statista dell’Italia repubblicana, vuole il malloppo che in questi trent’anni ha raccattato e per ottenerlo è disposto ad affogarci, farci annegare nella tempesta che si scatenerà appena lui staccherà la spina a questo governo nato con il solo scopo di garantire la sua sopravvivenza. Punta l’arma del ricatto dritta in faccia al paese che non risponde più, è incappucciato e incatenato da troppo tempo per poter abbozzare una minima reazione….

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