Open Grave

Lo schermo è buio,  si percepisce un movimento, improvvisamente due occhi irrompono in scena, sono quelli di un uomo spaventato, delle macchie di sangue gli coprono gli abiti stinti e ricoperti di sudiciume, un tanfo insopportabile gli taglia il respiro. La scena si allarga, la pioggia torrenziale colpisce una massa di cadaveri orribilmente sfigurati e capiamo che il tizio si trova in una buca piena di corpi ammassati, è appena rinvenuto e non ricorda nulla. Prova a rialzarsi ma è impossibile uscire fuori da quel buco senza l’aiuto di nessuno. Un lampo illumina il volto di una donna, è sul ciglio della buca e gli lancia una corda, lui l’afferra e sale……  I primi due minuti di Open Grave sono la cosa migliore di tutto il film, una promessa che pian piano si stempera riducendosi ad una dichiarazione d’intenti non rispettata per mancanza di originalità. Negli ultimi anni il cinema e (soprattutto) la tv hanno alzato il livello riguardo i survival movies, le zombie story, i lost tales, non basta più utilizzare il meccanismo del flashback infarcendolo di sguardi spauriti, grida disumane e talenti inattesi, occorre altro per cogliere nel segno, per destare in maniera concreta la curiosità del pubblico, magari una sceneggiatura più appropriata, dei personaggi meno raffazzonati e più caratterizzati. Nel suo complesso Open Grave non è male,  svolge il suo compito in maniera ordinata riuscendo a far lievitare una certa tensione e sbragando solo sul finale dove opta in maniera troppo sfacciata e commerciale per un già visto che non fa onore al nome della casa produttrice ( la Atlas Indipendent).

open-grave-cover

 

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