Il senso del dolore, l’inverno del commissario Ricciardi

Il senso del dolore mi lascia addosso sensazioni contrastanti, forse m’aspettavo qualcosa di più dopo aver apprezzato Il metodo del coccodrillo, mio primo approccio con De Giovanni. L’inverno del commissiario Ricciardi non decolla rimanendo per buona parte del tempo immerso nello stagno popolato da certa narrativa giallo-commerciale molto in voga nel nostro paese negli ultimi lustri. De Giovanni parte lento imbastendo una storia che sembra il plot di una puntata da fiction tv ( il prete che ama l’opera e che s’intrufola tra le quinte del teatro, il tenore che sembra una rockstar per la sua alterigia, il commissario che vede i morti, il femmininiello che si chiama Bambenella dei quartieri, l’amore muto alla finestra, la tata che sembra Tina Pica…).  Anche l’ambientazione non incide, la Napoli stereotipata degli anni ’20 è troppo esile e non basta il vento sferzante e la pioggia a renderla originale, il fascismo dei potenti e l’antifascismo dei “buoni” è tagliato a pezzettoni per essere facilmente deglutito da un palato grossolano. Il libro si riscatta nella parte finale  mostrando le indubbie potenzialità  dell’autore che con il passare del tempo è riuscito a maturare un linguaggio più originale e pregno che qui sembra solo accennato.

il senso del dolore

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2 pensieri su “Il senso del dolore, l’inverno del commissario Ricciardi

  1. Dagli una chance, Luna, penso ne valga la pena aldilà di questo “episodio” che non mi ha affatto entusiasmato. “Il metodo del coccodrillo” è ben scritto, De Giovanni si mostra attento nella descrizione dei personaggi grazie ad una sensibilità molto spiccata ed una qualità narrativa sopra la media. Poi mi dirai

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