Riflessioni geometriche

Avete presente un poligono, quella figura geometrica formata da più lati che si uniscono attraverso dei punti detti vertici? Ebbene, io credo di assomigliarci abbastanza. Nel corso degli anni sono passato dalla ricerca dell’ortocentro al calcolo del mio apotema aumentando il numero dei lati in maniera vertiginosa. Non so se ciò rappresenti un fatto positivo oppure  un problema ma è certamente un dato di fatto a cui non posso sottrarmi. Ci pensavo Venerdi scorso mentre Domenico sfoggiava la sua tenuta mnemonica recitandomi le proprietà geometriche del trapezio soffermandosi sulla subalternità di tale figura rispetto alla circonferenza che fatalmente il più delle volte lo circoscrive rendendolo subalterno e frustrato.  Alla fine ciò che mi rimane della geometria è il senso inclusivo del cerchio, la sua capacità di contenere con grazia e determinazione qualunque sgorbio segmentato, la sua bonaria fatica ad aumentare o diminuire il suo diametro affinchè ciò che debba essere contenuto non lasci nemmeno un pezzo di sè fuori dal suo recinto, c’è qualcosa di virtuoso nell’essere vita natural durante equidistante da un punto fisso detto centro, senza avere la minima tentazione di girare lo sguardo altrove e lasciarsi prendere da un moto ellittico che preveda orizzonti che non abbiano a che fare con il solito raggio d’azione. Non sarò mai un cerchio, questo l’ho capito presto, avevo una manciata di anni quando decisi che l’unica cosa buona da fare con un cerchio è prenderlo a calci con l’obiettivo di gonfiare la rete.  Inizialmente sarò stato di sicuro una poligonale aperta, un’insieme di segmenti che provano a raccordarsi per darsi un senso, un contegno ma hanno serie difficoltà a ricongiungersi perchè ognuno spinge dalla propria parte, una sorta di anarchia poco euclidea che lotta vanamente contro la ragione dell’ordine. E’ la fase del….vorrei fare l’astronauta, aspè, no, magari il cuoco non sarebbe affatto male, beh, se mi va bene potrei scrivere romanzi gialli per poi colorarli d’azzurro e venderli sulle spiagge ai bagnanti annoiati, no, non va bene, m’iscrivo ad architettura perchè voglio costruire una città a dimensione d’uomo dove il traffico dei pensieri e delle emozioni possa scorrere liberamente su enormi marciapiedi mentre sull’asfalto si azzuffano gli impeti e gli istinti primordiali, alla fine se proprio non riesco a far nulla mi faccio prete e affido le mie certezze a Cristo così se lo vede lui e io posso campare più tranquillo. Poi sono stato triangolo, ero spigoloso, appuntito e non sentivo ragioni, nemmeno Pitagora mi convinceva visto che di retto non avevo nulla, figurarsi un angolo. Era giunto il momento di scegliere, continuare imperterrito ad essere scaleno oppure aumentare i punti di vista costruendomi geometrie più sostanziose? Io le co-incidenze non le ho mai amate, sembrano delle scorciatoie che ti portano dove vogliono e non sempre quel posto è dove vuoi tu. Meglio le similitudini, aiutano a gestire la vita in termini di proporzioni, di rapporti di grandezza da regolare attraverso relazioni in cui tuffarsi in modo consapevole. Avere più lati non significa avere più facce ma solo più punti di vista, vuol dire saper gestire meglio gli eventi e crescere assieme a loro, non so quanti lati abbia accumulato fino ad ora ma ho la certezza di non volermi fermare.

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2 pensieri su “Riflessioni geometriche

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