I Dodici Segni

Tra I dodici segni che fanno da titolo a questo libro di Lee Child manca quello che mi sono fatto io una volta giunto esausto al termine della lettura, ovvero IL SEGNO DELLA CROCE. Qui da noi, tra gli abitanti della terra di Partenope, il segno della croce rappresenta un gesto ambivalente, utilizzato per rappresentare teatralmente il proprio stupore davanti ad un avvenimento inatteso, talvolta inconcepibile, spesso fuori dalla norma. Nel mio caso, tale gesto e’ una risposta alla domanda che continuavo a pormi già da qualche giorno mentre Jack Reacher, protagonista assoluto del libro, continuava a fare e disfare. Ma come fa uno scrittore di successo, amato e stimato in tutto il mondo, a scrivere una boiata del genere?. Beh, direte voi, in giro c’è anche di peggio e io non oso minimamente contraddirvi. I dodici segnie’ davvero ostico per coloro che credono che un action book possa non prevedere obbligatoriamente come protagonista principale Braccio di Ferro ( con o senza spinaci in dotazione) e possa fare a meno di infarcire il percorso narrativo di continue pause e deviazioni nelle quali inserire una noiosa e svilente aneddottistica circa le caratteristiche tecniche di armi, vagoni della metropolitana e cibi da asporto, utilizzate al solo scopo di gonfiare oltremisura una trama la cui esiguità richiederebbe un contributo cartaceo sl massima di una trentina di fogli A4. Andrebbe corredato da un bel segnale di divieto di sosta.

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