Perez

Il Supercinema di Castellammare ha quasi otttant’anni e un fascino discreto e cristallino per nulla ingrigito dagli anni. La sala è piccola, senza fronzoli, le luci sono ovattate per non disperdere l’emozione dell’attesa per ciò che si svelerà sul telo bianco da lì a qualche minuto.  Il Supercinema è il posto giusto per coloro che la proiezione la vogliono vivere sulla pelle oltre che nelle orecchie e negli occhi, si sta comodi ma senza eccedere,  non è pensato per chi ha voglia di sprofondare nella poltrona come se fosse il divano di casa, questa sala richiede attenzione,  il cinema richiede attenzione e il Supercinema è il luogo perfetto per concedergliela. E’ per questo che l’ho scelto per vedere Perez, è per questo che mi piace scegliere sale di questo tipo quando ho voglia di godermi un film che sento più degli altri.  Demetrio Perez è un avvocato e abita al Centro Direzionale di Napoli,  ha una figlia, Tea, che ha perso la testa per un camorrista.  Non è il solito avvocato da copertina, è un uomo senza fiamma che sopravvive alla sua astenia morale rispecchiandosi nei viali deserti di questo pezzo di Napoli che gli assomiglia in maniera imbarazzante. Si limita a fare il difensore d’ufficio Demetrio Perez, nominato per caso da delinquenti d’ogni tipo in attesa di giudizio, la cui unica speranza è quella di uscire fuori da Poggioreale prima possibile. Ma Buglione non è uno di questi, lui è molto di più, è un abile manipolatore che sceglie Perez per la sua disperazione, convinto che gli sarà utile per poter concludere un lavoro rimasto a metà. Chi dice che in Italia non cè nessuno in grado di realizzare un noir d’autore corra al cinema a vedersi questo film. Atmosfere plumbee, dialoghi asciutti e interpreti di livello fanno di Perez una pellicola che lascia il segno. Luca Zingaretti è perfetto nell’interpretare quest’uomo provato da una cronica incapacità di prendere posizione e che improvvisamente è costretto dagli eventi a riappropriarsi della propria vita e di quella di sua figlia contando solamente sulle sue forze.  Edoardo De Angelis racconta la storia utilizzando in maniera convincente la fisicità degli interpreti oltre che i loro sguardi e le loro parole: il taglio retrò dell’abito di Demetrio Perez c’introduce fin dall’inizio del film il suo tono dimesso,  la flaccidità e le occhiaie che accompagnano il suo collega amico Merolla raccontano  il tormento di un uomo consumato dalla tragedia familiare,  il nitore del viso di Buglione (bravo Massimiliano Gallo a mostrare ancora una volta il suo talento poliedrico) aiuta a tratteggiare l’animo di un uomo freddo, calcolatore, capace di usare gli altri a proprio piacimento.  La resa espressiva dei corpi era una peculiarità già di Mozzarella Stories, suo film d’esordio,  lì però il tutto era reso più semplice dal tono volutamente sopra le righe dell’intero filmNon mi ha convinto Marco D’Amore, il suo Francesco Corvino manca di spessore e sembra un pò schiacciato dalla prova degli altri interpreti più bravi di lui a caratterizzare in maniera convincente i loro rispettivi personaggi, l’ottimo ricordo de Una vita tranquilla di Claudio Cupellini sembra un attimo sbiadito…… ma sarà solo un attimo, ne sono certo!!

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