L’albero velenoso della fede

Lascia il segno ciò che intacca, che s’incunea in noi non per imbibizione ma attraverso un taglio, uno squarcio che lacera la carne amplificandone i sensi, dal dolore al piacere, trasformando l’impegno profuso in un grado di percettibilità sempre più intenso. Amo i libri coraggiosi, quelli che ti guardano dritto negli occhi pretendendo il tuo tempo non per sottrazione ma per pura consapevolezza, quelli il cui peso richiede uno sforzo maggiore perché la leggerezza è un’invenzione nata per allagare di superficialità pagine e pagine di carta bianca. E’ dannatamente superbo L’albero velenoso della fede, è complesso e disturbante come la storia che narra. Siamo negli anni ’60, Nathan Price è un pastore battista che decide di trasferirsi in Congo perché la fede in Dio va esportata dovunque, un po’ come si è fatto con la democrazia a partire dal Vietnam in poi. Nathan ha una moglie e 4 figlie che si ritrovano improvvisamente catapultate in un pezzo di mondo sconosciuto e inospitale nel quale la sopravvivenza é un cerchio da chiudere ogni santo giorno e il cibo non si acquista al supermercato ma va sudato e barattato seguendo regole di vita troppo lontane per essere condivise. Il Congo gratterà via giorno dopo giorno le certezze acquisite e le speranze future come se appartenessero ad una vita ormai passata e irriproducibile, spogliando i protagonisti di qualsiasi orpello e mettendo a nudo in modo ineluttabile le loro vere essenze.  Le 5 donne si alternano nel racconto degli avvenimenti che si succedono nell’arco di oltre vent’anni dando al libro la forma di un diario scritto a più mani. Questa ambiziosa scelta narrativa rende senza dubbio più complessa e impegnativa la lettura ma ci permette di avere una percezione stereoscopica degli avvenimenti narrati aiutandoci ad approfondire meglio le personalità delle singole protagoniste.  L’albero velenoso della fede non è solo la storia di una famiglia persa nel cuore dell’Africa ma è molto di più,  è il racconto di una terra dove i sensi sono più importanti delle riflessioni, dove gli odori salvano la vita e i sapori hanno senso solo se riescono a sfamare. Il Congo descritto da Barbara Kingsolver è un groviglio inestricabile di credenze, di riti, di leggi naturali che non hanno bisogno di essere scritte per essere tramandate e alle quali non ci si può sottrarre pensando di essere i portatori di modernità e di verità assolute. La religione come strumento di salvezza è un’invenzione destinata a soccombere se non è capace di essere umile impegnandosi a capire piuttosto che imporre. C’è tanto altro tra le pieghe di questo splendido romanzo che riuscirà ad’intaccarvi l’anima se solo avrete la pazienza di dedicargli la giusta attenzione.

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2 pensieri su “L’albero velenoso della fede

  1. Ciao! Ti ho appena scoperto perché ho iniziato a leggere questo libro e ho trovato la tua bellissima recensione! Mi farebbe piacere se facessi un salto nel mio blog, visto che anch’io recensisco libri 🙂
    Buona serata Elena

    Piace a 1 persona

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