Il peso

La solitudine non si somma, spesso si moltiplica, altre volte si comporta come una funzione esponenziale diventando strettamente crescente all’aumentare del tempo trascorso da soli, è un baule di legno massello nel quale rinchiudersi  coltivando la segreta speranza che qualcuno arrivi a forzare il lucchetto regalandoci la gioia della condivisione. Arthur Opp vive da solo nella sua casa di famiglia, non esce da tanto di quel tempo che il solo pensiero di farlo lo atterrisce. E’ grasso, talmente grasso da non avere più la forza per salire i gradini che lo dividono dal piano alto della sua abitazione. Charlene è l’unico pensiero per cui vale la pena di resistere, le sue lettere sono l’ultimo argine prima del precipizio. In una di esse Charlene gli parla di Kel, suo figlio, ha 18 anni, è un asso del baseball e vorrebbe che lui lo incontrasse. Sono loro i protagonisti de Il peso: Arthur, Charlene e Kel, la loro solitudine trova conforto in cose diverse ( il cibo per Arthur, l’alcol per Charlene e il baseball per Kel) ma ha una radice comune, un insopprimibile senso di inadeguatezza che sfonda qualsiasi speranza ancor prima che essa si palesi. Non è un capolavoro questo romanzo di Liz Moore ma aiuta a riflettere sull’importanza della condivisione umana in una società come la nostra pronta ad elevare l’ego quale unica forma di socializzazione.

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