M. il Figlio del Secolo

Tutti sappiamo tutto.

E’ semplice, basta leggere qualche post e siamo pronti a dire la nostra, dallo sbarco sulla Luna alla sconfitta della Juve a Madrid non c’è argomento immune al nostro parere, abbiamo affilate certezze con le quali riduciamo a brandelli conquiste dell’umanità fatte di dedizione e studio.

Ma chi lo dice che la terra è rotonda, con questo freddo come si fa a non capire che il riscaldamento globale è solo una bufala montata ad arte da qualche lobby della cosiddetta energia pulita. Non ho bisogno di approfondire, mica ho tempo da perdere io, figurati se non conosco Mussolini, dai, quello pelato, impettito, il fascista, il duce che si scopava un sacco di donne, che ha fatto costruire tante strade ma si è fregato da solo alleandosi con Hitler, si chiamava Benito, vero?

Viviamo tempi oleografici, ottenuti attraverso un processo di riproduzione convenzionale e  banale, dove la conoscenza e la riflessione sono avvertiti come una mera perdita di tempo.

“M. il Figlio del Secolo” è un’operazione coraggiosa e meritoria, un tomo di ottocento e passa pagine incute timore tra coloro che hanno attitudine alla lettura e vera e propria repulsione tra quelli che non hanno tempo da perdere, meglio sfogliare un volantino colorato e ammiccante che un libro scritto fitto fitto senza nemmeno un buono sconto allegato. Meritoria perché ci aiuta a comprendere un personaggio complesso, ricco di sfaccettature, inserendolo a pieno titolo nel periodo storico in cui nasce e di cui si alimenta. Mi riferisco agli anni che seguono la fine della prima guerra mondiale, caratterizzati da enormi tensioni sociali che esplodono quotidianamente in tumulti e rappresaglie tra fazioni di popolo in bilico tra rancore e sopravvivenza. La politica latita, come spesso capita, ciarla di ideali ma poi resta impantanata tra mille divisioni tattiche che ne minano l’efficacia. In questo contesto Mussolini è un maglio, deforma lo spazio in cui vive impastando la sua ambizione sfrenata con l’odio dei reduci e l’insoddisfazione del popolo, costruendo dal nulla una casa comune, il fascismo, capace di attrarre borghesi, intellettuali, avanzi di galera e buona parte di un popolo che non aspetta altro che essere comandato.

Scurati ci racconta la genesi del fascismo, il ruolo degli arditi, le razzie, la violenza e l’esplosione del mussolinismo, terminando la narrazione dei fatti appena dopo il delitto Matteotti. Lo fa intrecciando realtà ( la ricerca storica è costante, puntuale anche se a volte imprecisa)  e finzione, utilizzando una scrittura livida, per nulla smussata ma di sicuro impatto ed efficace nel descrivere quei tempi.

Leggere “M. il Figlio del Secolo” può aiutarci a conoscere meglio una personalità così controversa come quella di Mussolini, il cui spettro aleggia ancora oggi sulla scena sociale e politica nazionale che, per alcuni versi, sembra non essere tanto diversa da quella di quasi un secolo fa.

locandina_M

Annunci

Mia Regina

Entrare in una libreria avendo le idee chiare su cosa acquistare è roba da ordinati, non fa per me. Ce la metto tutta però, provo a ricordare ciò che mi ero ripromesso di leggere ma la vista di tutti quegli scaffali ricolmi di storie azzera tutto, non c’è più un passato, sono travolto dal presente e ad esso lascio la scelta di guidare i miei desideri. Potrebbe sembrare un atteggiamento superficiale, Scegliere consapevolmente è diventato un mantra ma regala le stesse emozioni di ua puntata di Don Matteo. Vuoi mettere il fascino dell’ignoto? L’emozione della scoperta, avventurarsi come il Capitano Kirk alla ricerca di nuovi pianeti da esplorare. Beh, in libreria non hai bisogno di viaggiare a curvatura 13 per passare da uno scaffale all’altro ma la curiosità può essere decisamente simile.
E’ così è stato con Mia Regina, scoperto per caso in una galassia lontana ma che è diventata prossima grazie ad una scrittura che fa di ogni pagina una tela impressionista dove le parole raggrumano diventando emozione. Non voglio aggiungere altro, leggetelo e lasciatevi andare alla bellezza delle parole….

mia regina

Resoconto

Adoro leggere i commenti stampigliati sulla copertina di un libro per perorare la sua bontà, spesso si tratta di poche righe roboanti che non riescono a dissimulare l’intento marchettaro che lo scrittore di grido DEVE alla sua casa editrice, preoccupata per l’esito commerciale dell’ultimo nato, bisognoso di cure e affetti per poter superare indenne la nascita e veleggiare verso la completa autonomia editoriale.
Qui ne ho trovato uno che mi ha fatto impazzire tanto è vero e coinciso:

“Chiusa l’ultima pagina, hai la sensazione che qualcuno ti abbia rivelato la verità raccontando tutto e niente al tempo stesso…”

Perfetto, ogni parola in più sarebbe superflua e non aiuterebbe a capire il senso di questo bel libro di Rachel Cusk, prima uscita italiana di una triologia che terrò d’occhio.

copertina

Il clan dei Mahè

Sto leggendo M. di Antonio Scurati, ho bisogno di una pausa, di una boccata d’aria di cui rifocillarmi prima di riprendere il cammino che, tra l’altro, trovo molto interessante. Simenon è uno dei pochi autori che leggo con continuità, è un porto emozionale sicuro, un riparo momentaneo tra un’avventure letteraria e l’altra, un modo per sentirmi a casa, avvolto dalle emozioni cupe di cui i suoi libri sono innervati. E’ così è stato anche stavolta, Francois Mahè è una creatura Simenoniana talmente credibile da essere decisamente affascinante, qui manca la campagna, la bruma. il freddo, c’è il sole, le espadrillas, le ombrine da pescare ma il malessere è palese ed è celato mirabilmente nelle pieghe del racconto piuttosto che nei dialoghi, come capita quasi sempre con Simenon. Bene, mi sono rifocillato, ora torniamo ad M….

phpThumb_generated_thumbnailjpg

Preludio a un bacio

Ambientare un romanzo a Caserta è come esibirsi con un quartetto d’archi al matrimonio di Don Peppe il macellaio mentre i commensali stanno consumando il loro bel piatto di pasta fagioli con le cozze. Se lo fai con passione, talento e mostrando un notevole sprezzo del pericolo, può anche capitarti di essere sommerso dagli applausi e di ricevere una richiesta di bis più lunga dello strascico della sposa. In fondo sono le emozioni a dominare la vita delle persone e saperle rappresentare è un dono che travalica la loro forma.

Emanuele ha cinquant’anni, un sassofono e il fegato distrutto dall’alcool, dorme in uno scantinato ammuffito e trascorre le giornate rimediando qualche spicciolo grazie al suo fidato strumento musicale. Un barbone con il pallino del jazz, insomma. Si può essere felici di una vita del genere? Assolutamente no, ma l’inerzia è dura da invertire quando ti consideri inutile.

Non ho mai amato quelli che si sottovalutano, quelli che trovano nel basso profilo la loro massima espressione, quelli che piuttosto che scrollarsi di dosso i demoni della sconfitta preferiscono avvilupparsi nelle gelide spire del fatalismo. Ed è proprio per questo che Emanuele mi è stato antipatico fin dalle prime pagine, la sua incapacità di agire, il suo farsi rimorchiare dagli avvenimenti ha creato tra me e lui la giusta distanza per potermi permettere di apprezzare la storia di cui era artefice. Perché Preludio ad un bacio è ben scritto, pur sfiorando più volte la retorica dei sentimenti riesce a non esserne mai risucchiato completamente. Ti fa sorridere, qualche volta amaramente, ma ti fa anche riflettere su quanto sia importante per ognuno di noi ricoprire un ruolo e investire in esso le nostre energie relazionali. Meglio essere membri di una band affiatata che suonarsela sempre da soli.

Aprrezzo Il Tony Laudadio attore cinematografico, quello che ha partecipato ai primi due (splendidi) film di Edoardo De Angelis e al mitico L’uomo in più di Paolo Sorrentino. Ho conosciuto lo scorso inverno il Tony Laudadio autore e attore teatrale, assistendo con sommo piacere al suo Birre e Rivelazioni. Eravamo meno di dieci in sala quella sera all’Off Off Theatre ma alla fine avremmo fatto di tutto pur di sederci a quel tavolo sul palco e continuare ad ascoltare il dialogo tra Sergio e Marco. Ora conosco e apprezzo anche il Tony Laudadio scrittore.

Una nota di merito a NN Editore che continua a sfornare ottimi libri, continuate così!

 

preludio a un bacio

Un attimo prima

Il futuro prossimo narrato in Un attimo prima è ipocrita e deprimente come una merendina ipocalorica.

Niente soldi, non è più necessario lavorare, la proprietà non interessa a nessuno, il sistema, come lo conosciamo oggi, è crollato lasciando campo libero ad una sorta di antagonismo corrotto, spalleggiato da droni e guardie meccaniche pronte a ristabilire l’ordine come se fossimo in Venezuela.

Milano è deserta, spettrale, statica. Privata dell’energia cinetica della moneta, sembra trasformata in una Latina qualunque. Campi di precittadini la lambiscono senza nessuna speranza di possederla. New York è sbiadita, ingrassata, come se il ghetto l’avesse concupita, annettendosela senza colpo ferire.

La crescita si è trasformata in inerzia assistita.

In questo contesto, il passato è un rimpianto di cui Edo Faschi non riesce a liberarsi. La scomparsa di suo fratello Alessio è un fardello troppo pesante da sopportare per cui vale la pena provare a elaborare la sua assenza tornando indietro, in un modo o nell’altro.

Quello di Fabio Deotto, prima di essere un romanzo distopico, è una storia di mancanze capaci di segnare un’esistenza intera, di speranze tradite da un’epoca che confonde il benessere con il profitto, la qualità della vita con il prodotto interno lordo, la morale con l’opulenza.

Avevo letto con grande curiosità il suo esordio letterario, Condominio R39 , rimanendo piacevolmente sorpreso dalla capacità di raccontare il nostro tempo attraverso vite rinchiuse in una palazzina alla periferia di Milano.

In Un attimo prima la prospettiva si allarga, generando una storia ampia, densa e coraggiosa che merita l’attenzione di tutti coloro che credono ancora che la scrittura e la lettura siano la più importante arma di consapevolezza di massa.

 

un attimo prima

I nottambuli e Simenon

Ho un debole per Simenon, per i suoi personaggi ingobbiti dal peso di vite instabili, descritti in modo mirabile grazie ad un sagace connubio tra narrazione e ambientazione. In Tre Camere a Manhattan, la descrizione prevale sul dialogo, restituendoci con straordinaria forza il senso di disagio attorno al quale nasce e si aggrappa la storia tra François Combe e Kay Miller. E’ New York la vera protagonista del romanzo, le sue strade buie, i bar aperti in piena notte, la solitudine che incatena le vite rendendole inutili.

François e Kay, seduti al banco di un bar, come ne I nottambuli di Edward Hopper, rappresentano un affresco letterario potente, un manifesto sentimentale privo di inutili orpelli ma essenziale e concreto nelle sue sfaccettature di una lacerante umanità.

http://www.anobii.com/cartesiante/profile

hopper