Mario e la svolta islamica

Mario o’ fravcatore, un pezzo d’uomo dalla forza smisurata e dalla sensibilità brechtiana, appena ha sentito Papa Francesco urlare al mondo Basta Muri ha poggiato a terra la cantarella e si è recato alla moschea del quartiere Stella abbracciando l’Islam. L’ha fatto con tanto vigore, forse troppo, visto che l’Imam è dovuto ricorrere alle cure ospedaliere per un sospetto schiacciamento di almeno due vertebre. Per riparare al torto commesso, Mario si è fatto spedire in Siria dove si occuperà della ricostruzione della città di Aleppo e proverà a convincere i fratelli musulmani che morire per farsi una vergine non è un buon affare, meglio spendere qualcosa di soldi, rimanere vivi e citofonare ad Alissia a Materdei dalle 3 alle 6 del pomeriggio.

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Letta e il nostro futuro

Stamane Letta chiederà la fiducia al Parlamento, prometterà un nuovo inizio, si farà garante della coesione delle larghe intese grazie alle quali è convinto che il paese non cadrà nel baratro a cui sembra inerzialmente destinato.  Stamane Letta proverà a sembrare un leader rassicurante, dotato del giusto equilibrio lessicale grazie al  quale generazioni di moderati hanno anestetizzato il senso critico di questo paese rendendolo incapace di prendersi cura di sè.  Stamane Letta, dopo aver pronunciato il suo discorso, stringerà la mano a Franceschini  e cercherà un cenno d’approvazione nello sguardo di Alfano che arriverà e salderà l’unione d’intenti tra i rampolli del centrismo d’assalto pronto a riappropriarsi del paese dopo due decenni di cabaret politico (tra l’altro i tre sembrano avere le stesse idee anche riguardo all’abbigliamento-divisa da esibire).  Stamane Letta dirà che l’Unione europea è fondamentale, che la coesione nazionale è fondamentale, che governare in questo momento è fondamentale, che non lasciarsi andare a gesti di protesta eclatanti è fondamentale, che le dismissioni pubbliche per ridurre il debito sono fondamentali, che aprirsi ai privati è fondamentale, che il nostro semestre europeo sarà fondamentale, che l’Italia nel 2015 crescerà del 2% e ciò è fondamentale, che eliminare le province è fondamentale, che eliminare il finanziamento pubblico dei partiti è fondamentale, che avere una nuova legge elettorale è fondamentale. Tutto ciò rassicurerà la gente comune? Permetterà a chi sarà costretto a pagare  gli acconti maggiorati per legge di  IRES e IRAP e IRPEF di avere fiducia nella ripresa? Aiuterà coloro che dovranno pagare un’IMU altissima sulla seconda casa e in alcuni casi anche quella sulla prima che invece resterà nulla anche se abiti in un castello? Rassicurerà chi dovrà districarsi tra TARES e IUC essendo consapevole che l’unico risultato concreto sarà una maggior esborso di denaro? Io, pur non avendo ancora imbracciato un forcone, ho i miei dubbi ma un’idea in merito me la sono fatta…..

alfano letta

L’inadeguatezza della politica

C’è stato un tempo (appena qualche anno fa) in cui la politica ci spiegava che la crisi e il conseguente sprofondamento dei conti erano causati dallo spread, ora invece tiene a dirci che la mancata ripresa è causata dall’instabilità che blocca la crescita. E’ come se un dottore, alle prese con un paziente moribondo, invece d’intervenire chirurgicamente cercando di estirpare il male che lo sta uccidendo, continuasse a somministrargli un’aspirina ripetendo, per pararsi il culo, che la colpa di tutto è della pioggia che cade incessantemente da una settimana…..

Il rapimento di una nazione

Sono anni ormai che questo paese è vittima di un rapimento, qualcuno l’ha incappucciato e condotto in un luogo scuro incatenandolo al muro. Sia chiaro, non si tratta di un rapimento “politico”, una cosa del genere dovrebbe presupporre la presenza di ideali da difendere e perpetrare da parte dei cosiddetti “carcerieri” intenti a forzare l’opinione pubblica con un’azione dimostrativa atta a far proseliti in modo da ribaltare il corso delle cose. Qui la cosa è diversa, i rapitori hanno deciso di prenderci in ostaggio per garantirsi in qualche modo la salvezza, il lasciapassare che gli permetta di  portare a casa il bottino che hanno accumulato durante la loro azione criminale.  E’ ciò che capita ai malavitosi che svaligiano la banca convinti di aver pianificato ogni singolo dettaglio ma si ritrovano improvvisamente braccati, circondati, impossibilitati a portare a termine in maniera “pulita” la loro azione eversiva per cui decidono, per garantirsi il passaggio tra le maglie della forza pubblica ormai schierata in assetto da guerra, di puntare l’arma contro gli ignari avventori trasformandoli in salvacondotto verso il primo aeroporto da cui poi poter raggiungere la libertà godendosi i soldi appena rubati. L’Italia è divenuta ostaggio nobile nelle mani di diversi gruppi di potere che di volta in volta se la scambiano per poter programmare la propria exit strategy dal sistema che gli ha garantito soldi, potere e fama. Un pò come capita ai poveri giornalisti occidentali vittime di rapitori a cottimo nelle zone di guerra: vengono proposti al miglior offerente e utilizzati per garantirsi visibilità, soldi e vie di uscita percorribili in caso di pericolo imminente.  Qualche anno fa è stata l’Europa delle banche a rapirci, a terrorizzarci con i suoi ultimatum perentori, conducendoci nel vicolo cieco della provvisorietà ed imponendoci come “carceriere” un burocrate dallo sguardo inespressivo. Certo, ad altri è andata peggio, la Grecia è stata spolpata viva, una sorta di cannibalismo sociale che ha condotto quel paese ad un medioevo moderno con il solo scopo di salvare le partecipazioni bancarie che avevano interessi corposi da quelle parti. Il nostro “carceriere” ripeteva sempre lo stesso mantra mentre le catene diventavano pesanti attorno ai nostri polsi in nome della caduta del Dio spread e dell’equilibrio dei conti pubblici…. L’Europa sta vivendo i giorni più difficili dagli anni del secondo dopoguerra. Il progetto che dobbiamo alla lungimiranza di grandi uomini politici e che per sessant’anni abbiamo perseguito è sottoposto alla prova più grave dalla sua fondazione. Un fallimento non sarebbe solo  deleterio per noi europei, farebbe venire meno la prospettiva di un mondo più equilibrato in cui l’Europa possa meglio trasmettere i suoi valori ed eservcitare il ruolo che ad essa compete, in un mondo sempre più bisognoso di una governance multiculturale efficace. E intanto smantellava il sistema pensionistico nazionale, flirtava con coloro che esportano all’estero le fabbriche lasciando in Italia le macerie della disoccupazione, raccattava soldi per pagare debiti che in buona parte non c’appartengono. Ma quali sono i famosi valori europei? Da quando esiste l’Europa unita ( finanziariamente parlando) è davvero migliorato l’equilibrio mondiale? Che ruolo ha l’Europa nella “governance multiculturale mondiale” tra oligarchie nascenti, dittature sempre più stringenti, poteri economici trasversali che riducono la politica a puro teatro d’intrattenimento? M’avrebbe fatto piacere poter porre al languido sorvegliante queste domande ma non è stato possibile, da un momento all’altro abbiamo cambiato carceriere, quello attuale usa il cerone per coprire i segni del tempo ed è una vecchia conoscenza. Entrò nelle nostre case proponendosi come il nuovo che avanza, l’uomo pronto a traghettarci nel nuovo millennio a bordo di un panfilo extralarge in compagnia di sgallettate e tronisti, firmò in diretta video un contratto con il quale s’impegnava a cambiare il paese  ma le cose sono andate diversamente. Ora è braccato, condannato dall’età e dalla giustizia da lui definita deviata. E’ il rancore e l’opportunismo a spingerlo ad usarci come ostaggio. Vuole essere riabilitato, incensato, definito da tutti come il più grande statista dell’Italia repubblicana, vuole il malloppo che in questi trent’anni ha raccattato e per ottenerlo è disposto ad affogarci, farci annegare nella tempesta che si scatenerà appena lui staccherà la spina a questo governo nato con il solo scopo di garantire la sua sopravvivenza. Punta l’arma del ricatto dritta in faccia al paese che non risponde più, è incappucciato e incatenato da troppo tempo per poter abbozzare una minima reazione….

Spacciatori d’insensate ricette economico-populiste

Ecco la mia panchina preferita, a quest’ora il lungomare sembra una palestra a cielo aperto, uomini e donne delle più svariate età consumano le suole delle loro running shoes dai colori sgargianti tracimando sudore da tutti i pori. Nessuno pensa a sedersi per cui passo tranquillamente in edicola a comprare una copia del mio quotidiano di fiducia senza alcun timore che qualcuno mi espropri la seduta a due passi dal mare. Mi siedo e respiro a pieni polmoni la brezza domenicale ancora inviolata dalle polveri sottili prodotte dalle auto dei drogati da mare che la domenica si danno appuntamento qui sul corso per formare un serpente di lamiere lungo svariati chilometri.
Sfoglio con insolita indolenza le prime pagine e mi soffermo sull’intervista al consigliere economico di Matteo Renzi, tale Yoram Gutgeld, che prova a dare sfoggio delle sue qualità politiche proponendo la sua ricetta economica da contrapporre alla proposta berlusconiana di eliminare l’IMU sulla prima casa. Il deputato del PD è certo che l’unico modo per riprendersi l’attenzione degli italiani è cavalcare l’onda dello slogan “meno tasse sul lavoro“, la cosa sembra interessante e continuo la lettura dell’articolo. Il buon Gutgeld afferma che l’abbattimento del cuneo fiscale per i redditi entro i 1200 € mensili sarebbe un momento di svolta fondamentale che l`attuale governo potrebbe proporre già nella prossima legge di stabilità, lui pensa ad una tantum finanziata dalla vendita del patrimonio pubblico e indica Eni, Enel, Poste, Ferrovie….il giornalista, che immagino basito davanti a questa presunta grande idea, gli chiede se pensa sia giusto bruciare almeno 10 miliardi di euro per una tantum e quale sarebbe la soluzione finanziaria per rendere tale proposta davvero strutturale, il mitico Leonardo dell’economia italiana risponde che…..le risorse pubbliche potrebbero venire da una riduzione della spesa pianificata e da un contrasto serio all’evasione fiscale. Lo ammetto, alle ultime politiche ho votato PD convinto che, oltre ai numeri, questi avessero le idee chiare su come risollevare le sorti di questo paese e ora mi ritrovo con il consigliere economico del più accreditato prossimo candidato PD alla Presidenza del Consiglio che spara minchiate proponendo una svendita di 10 miliardi di beni pubblici per dar corpo ad una tantum in attesa che lo Stato faccia davvero una lotta spietata all’evasione. Accartoccio il giornale e lo getto nel cestino dei rifiuti ricolmo di volantini di un ristorante che propone pranzi luculliani a prezzi modici. Faccio due passi e m’imbatto nella locandina di un giornale locale che a caratteri cubitali annuncia l’impegno di alcuni assessori e consiglieri appena eletti nella mia città in un ‘operazione di pulizia di alcuni spazi cittadini. Sarà simpatico vederli in bermuda e giacca di lino mettersi in posa per le foto di rito. Una volta c’era la falce e martello, ora bisogna accontentarsi di un più mediatico falce e rastrello….. Certo, sono tempi bui questi, meglio godersi il mare, indossare le cuffie e lasciarsi andare ad un pò di buona musica.

La Via di Silvio

Stavolta non è una piazza, anche questo è un dato da non sottovalutare. Gli spazi ampi sono difficili da riempire ( e da controllare), soprattutto quando la calura trasforma in sudore qualunque buona intenzione rischiando di trasformare in un bagno l’appuntamento mediatico più atteso dell’estate. Meglio una via, un percorso obbligato, riparato dall’ombra dei palazzi che contano, quelli dove si decide il futuro di questo paese che oggi vale quanto un gratta e vinci penzolante da una pattumiera.  E’ lì che si ritrovano un migliaio di persone, sembrano ultrà in affitto pronti ad urlare il loro sdegno per una condanna che lede la dignità e gli interessi del loro tutore. Essì, perchè colui che si presenta sul palco in giacca, maglia nera informale e trucco delle grandi occasioni è il datore di speranze di un popolo che ama apparire, detesta impegnarsi e adora delegare. Scendono dai pullman messi a disposizione dall’organizzazione all’affannosa ricerca del loro attimo di gloria da concretizzare davanti all’obiettivo delle tante telecamere presenti, sono accaldati ma felici di essere stati scelti come comparse per un’iniziativa pubblicitaria di portata internazionale. In rete, alla tv, sui giornali non si parla d’altro, del tutore e del suo migliaio di fedeli pronti a sacrificare la prima Domenica d’Agosto pur di dimostrargli il loro amore. Le telecamere spaziano tra i volti di queste persone che brandiscono bandiere e cartelli con ammirevole foga, non vedo bambini tra di loro e nemmeno ragazzini. Mentre le immagini scorrono in tv  mi viene il dubbio che in quella via ad adorare il tutore non ci siano famiglie, mancano i volti delle persone comuni, quelle che la crisi c’è l’hanno addosso da mesi e vorrebbero una risposta ai loro timori piuttosto che assistere ad un flash mob antimagistratura. In quella via un pomeriggio di una Domenica di caldo eccessivo ci sono loro, gli adoranti, i cottimisti delle verità giurate sulla testa dei propri figli, quelli che cantano l’inno di Mameli pur sbandierando il vessillo della Lega Nord, coloro che credono che un uomo vestito di nero possa renderli felici, ricchi e famosi. Alcuni parlamentari ci tengono a sottolineare che quella gente rappresenta i 10 milioni di sostenitori del partito del tutore, tale affermazione mi mette i brividi nonostante l’arsura di questo pomeriggio sahariano. Penso a quel gratta e vinci penzolante dalla pattumiera e mi convinco che sono stati i soliti soldi buttati al cesso….