Le prime Olimpiadi del Sud

E’ il 18 Luglio del 2024, mancano pochi minuti alle 20 e 30 e il Vesuvio è un luccichio di strass multicolori pronte ad essere manovrate da migliaia di figuranti sparsi lungo tutto il cono in attesa che l’evento si compia.

Nessuno c’avrebbe scommesso un euro, la trentatreesima Olimpiade dell’era moderna si svolgerà in Italia, non a Roma come da programma, ma da Napoli in giù, sarà la prima Olimpiade del Meridione, l’occasione giusta per rilanciare una parte del paese il cui PIL, nel 2016,  era così scarno da assomigliare ad un necrologio più che ad un numero reale.

Tutto nacque per caso, come capita per le cose migliori. Il primo cittadino di Roma, la Sindachessa, decise che la Capitale aveva ben altre priorità e barattò le Olimpiadi con una megaderattizzazione dell’Urbe. Ma le Olimpiadi erano state già assegnate all’Italia e indietro non si poteva tornare.

Furono giorni di grande concitazione.

Salvini propose di svolgere le Olimpiadi a Mapello, giurò sulla camicia a scacchi di Umberto Bossi che i bergamaschi avrebbero edificato tutte le strutture necessarie in tempo record e che avrebbe dato una mano al paese anche con la questione immigrati, destinando la maggior parte di essi al ruolo di manovalanza edile, importando, per primo in Europa, il modello lavorativo utilizzato dagli Egizi per la costruzione delle piramidi di Giza.

La sinistra si schierò decisa e coesa contro questa ipotesi proponendo una commissione di studio che, entro un lustro, avrebbe presentato un progetto preliminare che sarebbe poi stato discusso in un’assemblea plenaria e votato dagli iscritti e simpatizzanti entro e non oltre il 2030.

Il tempo stringeva senza che ci fosse un accordo concreto.

Poi ci fu l’evento.

Il 28 Maggio del 2017 il Napoli si laureò Campione d’Italia dopo un testa a testa infinito con la Juve, grazie ad un rigore sbagliato dal Pipita Higuain durante il recupero dell’ultima gara di campionato che evitò lo spareggio finale.

Napoli si trasformò in Rio e il Premier di allora, Renzie, ebbe l’idea.

La questione meridionale poteva essere risolta attraverso lo sport, organizzare le Olimpiadi al Sud, rendere uno dei luoghi più affascinanti dell’intero pianeta la scenografia ideale per un evento tanto importante. Ciò avrebbe permesso di avviare un processo economico senza pari per quest’area del paese, turisti a bizzeffe, bellezza che torna a fare rima con ricchezza.

Non fu facile per Renzie spuntarla, il centrodestra compatto era per Mapello, addirittura riuscirono a spostare la data dell’annuale Sagra del Polastrel per evitare scoccianti concomitanze,  i cinquestelle organizzarono le Olimpiarie a cui parteciparono 13 iscritti che proposero di svolgere le Olimpiadi ognuno a casa propria per evitare inutili sprechi. La sinistra era a Capalbio a fare i bagni e decise di occuparsi dell’argomento dopo l’estate.

L’idea passo e divenne concreta.

Ci fu un fermento unico in tutto il paese, i meridionali che da anni erano al Nord la smisero di utilizzare la cadenza locale per mimetizzarsi, il set di Gomorra fu spostato a Lambrate mentre Sky e Mediaset aprirono sedi operative in quasi tutte le regioni del Sud. In TV e sui giornali il Meridione non fu più descritto come il luogo degli ultimi ma il posto del futuro. In sette anni l’Alta velocità collegò Napoli a Bari e Reggio Calabria, Catania a Palermo, il Sarno divenne un parco fluviale e l’ILVA di Taranto il più grande museo dell’acciaio che esista al mondo. Fabrizio Rondolino fu chiamato a Trapani per commentare le gare di surf e un intero popolo si sentì centro nevralgico del proprio paese.

E’ il 18 Luglio del 2024, sono le 20 e 30, la fiamma olimpica arriva sul cratere, l’ultimo tedoforo si affaccia verso il golfo, lancia la torcia e il Vesuvio prende fuoco, sono fiamme di gioia e di buon augurio.

Da oggi in poi niente sarà più come prima.

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Buon compleanno Napoli

Da piccolo volevo essere Sergio Clerici, el gringo. Indossava la maglia azzurra con un’eleganza che metteva quasi soggezione. Quando ne parlai con mio nonno lui mi guardò e disse...”aspetta a scegliere chi vuoi essere, sì piccirill, pigliati tutto il tempo che vuoi per decidere”. Poi arrivò Luciano Castellini e decisi che non avrebbe avuto senso continuare a vivere senza ruciuliarmi a terra, immaginando di salvare la mia squadra del cuore con parate decisive. Tenevo talmente tanti lividi che i miei fianchi sembravano teste di leopardo. La mia prima bottiglia di vetro la ruppi quando l’arbitro Matthewson annullò un gol regolarissimo a Speggiorin durante la semifinale di Coppa delle Coppe. Ricordo il bengala che accesi quando a Telelibera 63 annunciarono che la telenovela Maradona era conclusa e il Pibe de Oro sarebbe arrivato a Napoli dopo qualche giorno. Quella sera bruciai due canottiere stese del signore del piano di sotto che era pure tifoso dell’Inter. Piansi come un bambino quando Diego sbagliò il rigore decisivo a Tolosa, e pure quando il portiere del Real Madrid si assettò di culo sul tiro a botta sicura di Francini al San Paolo. Mi sognai a Renica per due settimane dopo il suo gol decisivo all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare dei quarti di finale di Coppa Uefa con la Juventus, penso che nemmeno la moglie sia arrivata a tanto. Gridai tamente forte quando Varricchio segno il gol della vittoria all’ultimo secondo di un Napoli Vis Pesaro di serie C che le corde vocali mi abbandorano per una settimana e fui costretto a rinviare la docenza di alcuni corsi che dovevo tenere quella settimana a Roma. Sono stato così orgoglioso quando ho portato per la prima volta al San Paolo i miei due maschietti, in curva B, 4 a 1 per il Napoli con la Roma di Zeman. Al termine della partita Lollo e Andrea mi dissero…. “da grandi vogliamo essere come Cavani”. E allora mi ricordai del nonno, delle sue parole e di quanto la nostra vita è come uno strummolo, gira, gira gira e gira ma ha senso solo se trova il giusto equlibrio con la terraferma.

Mario e la svolta islamica

Mario o’ fravcatore, un pezzo d’uomo dalla forza smisurata e dalla sensibilità brechtiana, appena ha sentito Papa Francesco urlare al mondo Basta Muri ha poggiato a terra la cantarella e si è recato alla moschea del quartiere Stella abbracciando l’Islam. L’ha fatto con tanto vigore, forse troppo, visto che l’Imam è dovuto ricorrere alle cure ospedaliere per un sospetto schiacciamento di almeno due vertebre. Per riparare al torto commesso, Mario si è fatto spedire in Siria dove si occuperà della ricostruzione della città di Aleppo e proverà a convincere i fratelli musulmani che morire per farsi una vergine non è un buon affare, meglio spendere qualcosa di soldi, rimanere vivi e citofonare ad Alissia a Materdei dalle 3 alle 6 del pomeriggio.

Hassan e i biscotti di Leporano

Leporano è un bel posto a due passi da Taranto, il mare sembra di vetro tanto è trasparente e la sabbia è così fine e dorata da far assomigliare ad una cotoletta croccante qualsiasi parte del corpo umano venga a contatto con essa.

Hassan è siriano. Beh, proprio siriano siriano no, è nato a  Sicignano degli Alburni, in provincia di Salerno, poi si è trasferito a Melfi quando suo padre Ahmed, unico vero siriano della famiglia, è stato assunto in Fiat. Si è diplomato al Righetti ed è diventato perito meccanico sperando che il sogno piemontese lo inglobasse fino a trasformarlo in un impiegato modello. Poi le cose sono andate in modo diverso e Hassan si è ritrovato a vendere frutta al mercato rionale di Via Bocchetti per sfamare la moglie e i suoi due bimbi ancora in età da latte.

A Leporano vivono circa ottomila anime, ma il due Dicembre alle otto di sera in giro ce ne saranno al massimo quindici. Tra esse la signora Carmela sembra quella più vispa, a passi svelti sta raggiungendo Piazza Garibaldi prima che la farmacia chiuda, non si sente a suo agio senza che una confezione di Tachipirina faccia bella mostra di sè nel secondo cassetto del comò della sua camera da letto.

Hassan è nella sua Fiat Bravo, in realtà non è proprio sua, l’ha chiesta al titolare della bancarella di frutta dove lavora con la scusa di dover accompagnare il piccolo Hanan dal pediatra a Matera. Non sa bene perchè ha scelto Leporano per fare questa cosa, di sicuro Allah non gli ha suggerito nulla e nemmeno i suoi amici con cui spesso parla di calcio e guerra santa. Non ha mai capito come possano stare assieme due termini così diversi come questi, non c’è nulla di santo nella guerra, lo capisce pure uno come lui che ha sempre sorriso vedendo i suoi compaesani vestiti a festa il giorno di Sant’Alessandro.

Missione compiuta, pensa tra sè e sè la signora Carmela, mentre si avvia verso casa stringendo tra le mani soddisfatta il pacchettino con la Tachipirina. Prende le chiavi di casa e in quel momento vede arrivare una Fiat Bravo.

Ma è possibile che in questo cazzo di paese non c’è nessuno per strada  a quest’ora? Hassan stringe tra le mani una pistola, è tutto vestito di nero tranne per i calzini bianchi che gli fanno un effetto cromatico strano abbinati al pantalone leggermente corto. Assomiglia più a Michael Jackson in Billie Jean che ad un terrorista dell’Isis pronto a fare una strage. Vede una signora in strada e decide di fermarsi e chiedergli qualche informazione.

Mi scusi, sa dove posso trovare un pò di gente in strada qui a Leporano? La signora Carmela si ferma a guardare il volto barbuto di Hassan e, con l’aria sorniona di chi non è mai impreparato, gli risponde che a Leporano di sera potrebbero anche smontarli i marciapiedi e le piazze, tanto dopo le sette non li usa nessuno, e se qualcuno si azzarda ad uscire lo fa di nascosto, correndo, perchè ha qualcosa da farsi perdonare o qualche malaffare da dover concludere.

Tu perche sei in giro a quest’ora? gli chiede la signora Carmela, galvanizzata  dall’opportunità di poter finalmente parlare con qualcuno che non sia Don Mario della parrocchia della Santissima Immacolata o la Signora Vincenza con cui litiga spesso a causa di Barbara D’Urso.

Hassan non si perde d’animo, Sono un fotografo, avevo voglia di fare qualche foto della gente che passeggia.

Qui non passeggia nessuno, tutti usano il tempo come se fosse denaro, non lo sprecano, lo utilizzano solo quando serve a qualcosa di concreto. E’ curiosa la signora Carmela, vuole saperne di più di questo tizio con la barba che sembra un mediorientale. Che ci fa a Leporano di sera?  Ha sentito in tv che alcuni tizi che gli assomigliano hanno ucciso un sacco di gente a Parigi un paio di settimane fa. Marò, che bella che deve essere Parigi, altro che Leporano, lì dovrebbe andare a fare foto questo tizio, mica qui!

Vieni, entra, ti faccio assaggiare i biscotti della Paticceria Stella, sono la cosa migliore che Leporano ti può offire a quest’ora. Improvvisamente la signora Carmela si sente giovane, più giovane di tanti giovani che a quell’ora preferiscono star chiusi in casa a chattare  piuttosto che parlare con qualcuno in carne, ossa e barba.

E ora che faccio? Era in giro dalle due Hassan, aveva dettto a casa che sarebbe tornato tardi quella sera, la preoccupazione della moglie si era infilata nel silenzio della linea telefonica giungendogli all’orecchio sotto forma di un semplice va bene, non fare troppo tardi. La pistola l’aveva infilata nella busta di plastica azzurra rigorosamente non biodegradabile, assieme a qualche mandarino e a qualche mela. Non aveva tempo per mangiare, aveva percorso tutta la Basentana rimandando a memoria le istruzioni che gli avevano impartito, Vai da qualche parte e spara, non importa chi, tu spara e basta,  Allah ti ringrazierà e noi penseremo ai tuoi figli e a tua moglie. Non aveva avuto il coraggio di farlo di giorno, guardare negli occhi la gente per poi sparargli era troppo per uno come lui che la violenza non l’aveva mai amata nemmeno nei film in tv. Ora che era sera sembrava tutto più facile ma mancava la materia prima, la gente. E aveva pure fame, accettare due biscotti da questa signora non avrebbe rallentato la sua azione, anzi.

E accettò.

Entrò in casa seguendo la signora Carmela, gli sembrò davvero strano che qualcuno a questo mondo invitasse uno sconosciuto a casa di sera senza nemmeno chiedergli chi fosse. Posò il pacchetto con la Tachipirina sul mobile dell’ingresso e invitò Hassan a sedersi sul divano del salone di casa sua. Ti faccio prima un caffè, così i biscotti sono ancora più buoni, disse la signora Carmela invitandolo a seguirla in cucina. Quanti figli hai? gli chiese, un maschio e una femmina, rispose il ragazzo orgoglioso del suo essere papà a soli ventitrè anni.

A Leporano ci devi venire d’estate, allora sì che ci trovi tanta gente da fotografare, ci sono un sacco di villeggianti e la sera girano tutti con il gelato in mano e i pantaloni corti. La gente del paese sistema le sedie fuori dalla porta e chiacchiera fino a che il sonno non li rapisce! Sistemò i biscotti sul vassoio assieme al caffè per Hassan. Sono croccanti,  davvero buoni.

Sa che noi non siamo mai stati al mare? disse Hassan mischiando il dolce dei biscotti con l’amaro della consapevolezza di non aver mai visto i suoi bimbi alle prese con il mare.

No, non è possibile, bisogna assolutamente rimediare. Ho una casetta proprio a due passi dal mare, a qualche chilometro da qui. Non ci vado da molto tempo e non mi va di fittarla, ci vivono tanti ricordi lì,  però se vuoi te la presto per qualche settimana così ci porti i bambini. Che ne dici? Perchè non chiami tua moglie e senti cosa ne pensa?

Hassan compose il numero di casa incredulo, sentì il calore attraversagli il petto quando Amina rispose chiedendogli dov’era.

Sono al mare, Amina, volevo fare una sorpresa a te e ai bambini, voglio che veniate qui anche voi.

Quando?

Ora, rispose Hassan, tra qualche ora sarò a casa, tu prepara la valigia e non dire nulla ai bimbi, voglio che sia una sorpresa.

Come faranno con la scuola, domattina devono andare, e tu come farai con il lavoro? chiese Amina con un tono impastato di gioia e stupore.

Non preoccuparti, Amina, domani andiamo a vedere il mare, gli occhi di Hassan divennero lucidi come la sua mente. Pensò che Allah è grande e sarà meraviglioso pensare a lui sulla spiaggia di Leporano assieme alla sua famiglia in pieno Dicembre.

Leporano

Cose che capitano al tempo della carne cancerogena

Ho visto macellai iscriversi a corsi di pittura pur di cambiare colore alla carne rossa e renderla di nuovo presentabile. Ho visto buoi baciare mucche e sperare in un futuro migliore per i loro vitelli. Ho visto cortei di fruttivendoli sfilare nudi su carri allegorici rivendicando con orgoglio il loro status di paladini della sicurezza alimentare mondiale. Ho visto file interminabili di barbecue bloccare l’Autostrada del Sole e dirigersi verso l’Olanda per sottoporsi alla trafila della dolce morte non rinnegando il loro passato fatto di grasso e carbonelle. Ho visto spezie e aromi iscriversi al collocamento e sperare che lo Job Acts non sia solo una chimera. Ho visto gente in fila davanti al confessionale in attesa di poter ottenere un condono divino per i loro peccati di gola. Ho visto agnelli festeggiare la Pasqua scambiandosi uova di cioccolato.

Riflessioni #10

Te lo ricordi l’oblò della canzone di Gianni Togni? Te lo ricordi Gianni Togni? Si, quello di Giulia, o mia cara che portava in giro in modo discreto quel suo viso da indiano di Roma.  Avevo una voglia matta di  scendere da quella nave, saltare sulla prima scialuppa disponibile per non restare a guardare il mondo dietro quel cerchio di vetro a picco sulle onde.  Lo appannavo con il mio fiato di ragazzino curioso fino a renderlo talmente opaco da costringermi a disegnarci sopra con le dita ciò che avrei voluto che ci fosse fuori.  Avevo i polpastrelli continuamente umidi, li leccavo per sentire in bocca il sapore di mare aperto ma era una fesseria e soprattutto un’altra canzone, di un’epoca che non mi appartiene. Che fine avrà fatto Gianni Togni? Penso avesse talento ma avrebbe avuto bisogno del physique du ròle per imporsi, al pubblico non basta immedesimarsi in una buona canzone oppure in un buon libro, vuole indossare gli abiti dell’artista, entrarci dentro, utilizzarlo come un costume di Carnevale nel quale annullarsi fino alla prossima vetrina dove ne scorgerà uno più figo. Dai, diciamoci la verità, l’arte introspettiva ha rotto con il suo bisogno continuo di riflessioni, la gente vuole sembrare, brama i riccioli argentei di Baricco più dei suoi libri, vorrebbe possedere lo sguardo estatico-ceruleo di Chris Martin e non gl’interessa nulla se la sua musica negli anni è diventata sempre meno biodegradabile tanto è plasticosa. Quei maledetti anni ’80, magari se Gianni Togni avesse trovato il coraggio di tagliarsi i capelli e buttare al cesso quel golfino invece di tenerlo perennemente poggiato su quelle cazzo di spalle le cose sarebbero state diverse e oggi i Ramones sarebbero ancora vivi. Sto esagerando, lo so, ma oggi è Lunedì e tutto è permesso pur di sopravvivere alla routine