Le voci di dentro in TV

La bellezza del teatro la ritrovi intatta tra le pieghe delle fronti imperlate di sudore degli attori in scena, nei loro sguardi furenti dai quali emerge un miscuglio di emozioni capace di amplificare in maniera esponenziale il senso del testo da rappresentare.  E’ un vero peccato che la TV abbia dimenticato il teatro, che lo abbia rimosso, cancellato, rottamato e sostituito con forme di comunicazione più diluite, prive di quella necessaria interazione tra pubblico e protagonisti necessaria affinchè la narrazione non degradi in un’azione meramente estetico-commerciale.  Ieri pomeriggio, al termine della diretta su Rai 1 de Le voci di dentro questa sensazione di rammarico si è acuita sotto il peso delle emozioni trasmesse dai volti dei protagonisti splendidamente ripresi da Paolo Sorrentino.  L’espressione  scarna e guizzante di Peppe Servillo, lo sguardo sofferente di Gigio Morra, la mimica poliedrica di Toni Servillo, la corporeità degli interpreti che si fonde in tempo reale con l’essenza dei personaggi dando vita a qualcosa che trascende il testo narrato trasformandolo in scene di vita davanti alle quali il pubblico non può non sentirsi  coinvolto con tutti i suoi sensi fino a diventare parte integrante della rappresentazione. L’augurio è che la TV ritrovi coraggio e sappia riappropriarsi del valore aggiunto rappresentato dal teatro smettendola di considerarlo qualcosa di obsoleto e poco coinvolgente, sarebbe un bel segno di civiltà.

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Nina Scarabattola

Da troppo tempo non assistevo ad uno spettacolo teatrale nella mia città.  Mancanza di tempo,  empatia prossima allo zero con questo luogo, la mia città natale, che ho detestato a lungo conscio della sua imperdonabile leggerezza e superficialità nel gestire un patrimonio umano, culturale e ambientale di vera eccellenza che da troppo tempo  si esprime solo attraverso una spocchiosa difesa di una tradizione inaridita da mancanza di nuova linfa.  Per molti anni, complice il lavoro, mi sono trasformato in uno spettatore emigrante, attratto dalla varietà della scelta e curioso soprattutto nei confronti di nuovi linguaggi teatrali capaci di esprimere concetti ed emozioni attraverso allestimenti innovativi.  Ieri però ho fatto uno strappo alla regola riappropriandomi  di un posto presso il “Supercinema” e godendomi il tentativo di questo giovane autore stabiese, Luca Nasuto, di condurre la tradizione verso luoghi diversi, fatti di antiche parole, di storia cittadina e di inquietudini umane mostrate attraverso una forma teatrale innovativa. Questa è la città di Raffaele Viviani, di Annibale Ruccelo e la loro incomparabile maestria nel mostrare sprazzi di esistenze con toni assolutamente personali fino ad elevarli a topos capaci di rappresentare emozioni e sensazioni universali non può non impastare il magmatico desiderio di Luca di realizzare un’opera che ha l’onere di puntare l’attenzione verso le sensazioni lasciando all’azione un ruolo marginale. Tentativo riuscito? Non sono in grado di affermarlo essendo io solo un semplice spettatore e non un critico in possesso di un bagaglio specifico tale da poter giudicare opere altrui. Però posso dire che Luca Nasuto e gli attori che hanno portato in scena “Nina Scarabattola” rappresentano per me una speranza, un tentativo di far riemergere il buono che c’è in questa città vestendolo di nuovi colori e sfumature. E questo mi ha fatto enorme piacere. Di seguito pubblico il post che ho inviato all’autore e regista per condividere con lui le mie sensazioni in merito a quanto visto:

…Complimenti, “Nina Scarabattola” emoziona e disturba. Non è rappresentazione ruffiana che scade nell’ordinario tradizionalismo tanto frequentato da molti autori interessati a riportare solo le forme di quel magmatico periodo storico tralasciando completamente le sfumature (lessicali e umane) progenitrici del nostro attuale punto di vista umano e sociale. Il linguaggio utilizzato, denso e in alcuni punti fin troppo intricato per essere compreso, a tratti è solo un pretesto e lascia al suono gutturale e potente scagliato dagli attori verso la platea il compito di dare il senso dell’inquietudine che pervade l’azione in corso. Forse “Nina Scarabattola” mette troppa carne al fuoco e non riesce a renderla completamente commestibile nonostante la cura certosina dell’autore e la bravura degli attori. Alcuni sapori, alcuni profumi si perdono nel mare magnum di un’opera imponente ma a cui, molto sommessamente dico, avrebbe fatto bene un pò di sottrazione……