The Walking Dead

Antò, ma cosa ne pensi del finale di stagione di The Walking Dead?

Semplice, ho provato lo stesso stato d’animo di quando, fresco adolescente perennemente arrapato, sbariavo di notte per trovare la frequenza giusta di telenonricordoquale e guardarmi un film porno. Poi, appena sistemata la sintonizzazione e vista la prima zizza, arrivava papà alluccando “ma che c’ fai a chest’ora ancora allert?” e spegneva la tv guardandomi con la stessa cattiveria di Negan……Coitus interruptus e chitemmuort!!!!

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Intelligenze da bidet, con o senza fogne

In questi giorni di puzze e bidet, di commenti piccati e orgogli (?) feriti ho ripensato intensamente al libro di Anna Maria Ortese,  Il mare non bagna Napoli,  ho molto riflettuto sulla sua analisi spietata, sul modo sprezzante di esprimere la propria idea circa un popolo, il mio, capace di amplificare nell’animo di coloro che s’avvicinano ad esso qualunque sentimento ed emozione venga a galla, bella o brutta che sia.  Ricordo la sensazione di grande disturbo che provai nel leggere quelle pagine dense di livore mascherato da sguardo asettico similgiornalistico. Cercai di andare oltre le immagini raccontate dalla Ortese, aldilà di quei quadri di bieco cinismo costruiti ad arte per giustificare l’affrancamento della scrittrice da un certo pensiero unico che avvolgeva l’intellighenzia cittadina dell’epoca.  Non amo quel senso d’indolenza che sembra permeare il modo d’affrontare il mondo e le esperienze ad esso legate che sembra essere proprio della mia gente.  Quel senso di familismo talvolta amorale, termine tanto in voga nell’ultimo periodo, grazie al quale è il possesso che mangia il rispetto,  è la prevaricazione che stende pancia a terra la democrazia.  Napoli non è assolutamente solo questo, è mille sfaccettature, mille intingoli di emozioni e virtù capaci di rendere saporito anche un piatto fatto di niente.  Ma è anche quello, e non avere consapevolezza di ciò significa nascondere parte di sè e ciò, a mio avviso,  è poco intelligente.
Partendo da quel servizio del TGR Piemonte colmo di stupida trasandatezza e  pacchiana superficialità è nato un caso mediatico che ha visto coinvolto da una parte Saviano e dall’altra Gramellini.  Il primo,  ha affermato proditoriamente che i Savoia quando arrivarono alla reggia di Caserta rimasero sorpresi dalla presenza di quelo strano oggetto ( il bidet) all’interno dei bagni.  Gramellini ha rincarato la dose dalle colonne de La Stampa affermando che in Campania ci sarà stato pure il bidet ma le fogne non si sapeva nemmeno cosa fossero. Bene, io trovo questo scambio di invettive davvero stucchevole e più pericoloso, molto più pericoloso dell’opera di tal Amandola, giustamente bloccato dalla RAI per manifesta inferiorità rispetto al mestiere di giornalista. Rimango sconcertato da come degli intellettuali giovani e di talento possano farsi trascinare in una discussione sterile e contrapporre le differenze piuttosto che trovare dei punti comuni grazie ai quali superare questa questione del “razzismo” bilaterale. Sogno e aspiro ad una condivisione tra caratteri diversi dove ognuno sia conscio delle proprie responsabilità e delle proprie qualità e lavori per la cooperazione e non per la divisione, aldilà delle provenienze e delle proprie idee politiche. Ma forse tutto ciò è chiedere troppo ad un mondo ancora troppo selvaggio per capire che è l’unione che fa la forza e non viceversa. Spero che gli intellettuali, i giornalisti e tutti coloro che hanno l’onore e l’onere di pubblicare le loro idee la smettano di utilizzare Napoli come testa di ponte per esprimere le loro rancorosità pregresse. Essere lucidi nelle analisi aiuterebbe molto il confronto e potrebbero, da esso, nascere idee nuove attorno alle quali costruire nuove condivisioni. Speriamo bene

Carlos

Ieri sera su FX, canale satellitare del bouquet Sky, è andata in onda la prima parte della miniserie tv dedicata al rivoluzionario professionista venezuelano Ilich Ramirez, autodefinitosi “Carlos”, personaggio centrale e controverso, catalizzatore dell’attenzione internazionale negli anni ’70 per la sua attività terroristica per conto del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e non solo. La miniserie tv di produzione francotedesca è interessante per il taglio biodocumentaristico che s’impone nel raccontare la storia di questo uomo a cui s’intrecciano eventi, azioni e personaggi che fanno parte della nostra storia recente e che, in qualche modo, possono essere definiti, i prodromi dell’avvento del terrorismo di matrice mediorientale che dall’inizio del secolo è divenuto elemento centrale nell’analisi sociale, politica e culturale del nostro pianeta. La serie è ben curata nei dettagli e recitata in modo asciutto e credibile da un gruppo di attori di qualità tra cui Edgar Ramirez nella parte di Carlos. La prima parte termine alla vigilia dell’attacco a Vienna al quartier generale dell’OPEC. L’abbinamento tra dettaglio storico e fiction sembra ben congegnato e meritevole di attenzione sia per chi è interessato al puro intrattenimento sia per chi vuole approfondire la conoscenza di un periodo fondamentale della nostra storia recente. Ve lo consiglio vivamente