Genova

Avrei voluto del tempo da dedicare a Genova, avrei voluto lavorare di meno in questi due giorni liguri, avrei voluto percorrere quel dedalo di vicoli che dal mare spingono verso Piazza De Ferrari, avrei voluto visitare i palazzi dei Rolli e stupirmi della loro capacità di unire esistenze, storia  e architettura.

Ma non è stato possibile.

Da Genova porto a casa un’unica immagine ma così densa di significato che l’aereo che m’ha riportato a casa riusciva a stento a contenerla.

Apollo 13 chiama…Veneto

Ma chi lo dice che per esplorare un nuovo mondo occorra dotarsi di un razzo e farsi catapultare a tutta velocità verso una terra marziana con la segreta speranza di essere il primo a dare una pacca sulla spalla all’alieno di passaggio e magari farsi una bella foto con lui in modo da rientrare a casa e provocare una bella epidemia di invidia purulenta che la peste bubbonica se la fuma a cerchietti concentrici? Non è affatto così. Per provare l’ebbrezza dell’esploratore basta partire da Napoli, anzi dalla sua provincia, e atterrare a Venezia in modo da inoltrarsi nell’entroterra veneto dove la zanzara è più D.O.P. del nostro provolone del monaco. Il mondo è bello perchè è vario ma partire all’alba con un coro di clacson strombazzanti che rigurgitano livori automobilistici capaci di tranciare di netto la tranquillità del primo mattino e giungere, dopo meno di due ore, in un luogo dove l’ordine regna sovrano tanto che ti trovi a tu per tu con una lucertola ad aspettare che arrivi il verde per attraversare la strada, è troppo, è davvero troppo. Ad un certo punto l’aria è diventata così silenziosa che per sentire qualche voce ho indossato le cuffiette e mi sono sparato 10 minuti di buon vecchio rock. Poi ho pensato che qualcosa di quelle note tanto potenti fuoriuscisse dal mio padiglione auricolare fino ad inquinare l’aria con quelle chitarre distorte e quelle ugole in preda a raptus creativi e così ho spento tutto. Durante i primi giorni la mancanza di rumori di fondo mi ha sollevato l’anima. Sembravo il protagonista di una fiaba che s’inoltra nel bosco incantato e trova tutto piacevole e attraente. Poi  la scena è cambiata. Ho iniziato a sentirmi fiaccato, annullato, sconfitto da quella coltre di silenzio irreale rotta di tanto in tanto da qualche gallina schamazzante in cerca di un pò di vita a buon mercato.Sembravo un tossico alla ricerca della sua dose di casino quotidiano.  E’ stato un viaggio importante, fruttuoso, interessante. Ho compreso finalmente che la vivibilità esiste per davvero e non è solo un invenzione di qualche buontempone troppo stressato dal traffico cittadino. Esistono davvero persone che vivono senza l’ansia del parcheggio, della striscia blu, dello scippo, della vicina invadente e del venditore di calzini opprimente. Conscio di queste notevoli scoperte ho ripreso l’aereo e son tornato nel mio suk…..un pò più triste stavolta…le scoperte talvolta aprono nuovi orizzonti ma demoliscono vecchie certezze…

Marò, e che seccatura….

…e che sei libero di pensare ciò che vuoi ma preparare le valigie è seccante, angosciante, avvilente, a tratti davvero triste. Io non ho mai amato scegliere, è una presa d’atto troppo impegnativa per chi ha deciso di fare dell’equidistanza la propria ragione di vita.  Perchè esporsi  fino al punto di optare per la polo rossa a strisce blu orizzontali lasciando  nell’armadio quella marrone con le righine bianche? E’ una scelta di campo troppo netta, da motivare con sè stessi in maniera chiara e concreta fino a correre il rischio di entrare in conflitto con il proprio io e trascinarlo in una guerra di secessione da risolvere in maniera netta sulla poltrona di uno psicanalista. No, meglio stare lontani da queste scelte di campo cromatico così drastiche.

Le lascio entrambi a casa  e porto con me quella bianca.

Si, la bianca con la foglia verde a mò di toppa sul petto che comprai alla fiera della castagna di Pioppi. A dire il vero la comprasti tu. Te la ricordi quella serata? Avevo indossato una bella camicia di lino verde alga marina che mi dava quel giusto tono a metà strada tra  l’ordinario andante e lo scapestrato ecosolidale.  Feci la mia porca figura fino a quando quel maledetto bambino non decise di sputarmi buona parte del tiramisù alla fragola giusto sul petto. Il verdealga della mia camicia e il rosapallido della fragola si unirono facendo del mio abbigliamento una macchia lisergica  che a guardarla a lungo avrebbe creato dipendenza. E noi non potevamo correre quel rischio così tu raggiungesti il  gazebo della castagna fashion e  tornasti da me brandendo quella polo che fu per me una seconda chance per perdermi tra la folla che da un minuto all’altro si sarebbe accapigliata per avvicinarsi il più possibile a Mal dei Primitives la cui esibizione confermò che al peggio non c’è mai fine.

Ma il costume lo porto?

Le previsioni non sembrano lasciare grandi speranze.  Dici che il mare è troppo lontano? E’ da provinciali portarsi il costume anche se si va nel profondo Nord? Beh, vorrà dire che ne prenderò uno con la capuzzella di Alberto da Giussano mentre si trastulla con i  tarallucci e ‘o pere e ‘o muss. Magari creo un brand e l’anno prossimo mi offrono un posto in Parlamento e non sia mai mi pago il mutuo alla faccia dei soliti benpensanti che continuano a credere che la politica non serve a un cazzo.

Ora basta, chiudo la valigia e quel che è stato è stato. Aspè, lo spazzolino……

E’ DI NUOVO SICILIA

Eccola qua l’emozione che ritorna ogni volta che mi perdo lungo le mille stradine che percorrono questa terra profumata e accogliente.

Questa volta abbiamo deciso di visitare la parte orientale dell’isola. Atterriamo a Catania quando il mattino è appena iniziato e ci accoglie un cielo velato che non riesce a limitare la nostra gioia in vista di queste giornate isolane!

Noleggiata l’auto la nostra prima tappa è Siracusa: l’isola di Ortigia  si incunea nel mar Jonio e ci regala il suo paesaggio ricco di splendidi palazzi e chiese,  testimoni di un passato glorioso che affascina noi viandanti mentre percorriamo via Landolina oppure passeggiamo a due passi dal mare ammirando i papiri rigogliosi che ornano la fontana aretusa.

Questa città ospita uno degli edifici più interessanti del mondo dove si fondono e si sovrappongo testimonianze di culture, epoche e domini così diversi tra loro. Il Duomo di Ortigia ci accoglie con le sue navate in cui si incastonano le colonne del tempio greco dedicato alla dea Atena. Questo senso di religiosità così variegato ma forte ci pervade mentre attraversiamo gli spazi antichi immersi nella penombra in un atmosfera che và aldilà del tempo. Scopro che questo luogo è stato anche moschea islamica e mi chiedo come sia possibile costruire barriere tra fedi quando il bisogno di credere ci rende tutti così simili?

Questo dubbio mi accompagna anche mentre assaggio degli strigoli scampi e noci e una marinata di gamberi presso uno dei tanti ristoranti sorti in questi ultimi anni in cui la città ha capito che sarebbe delittuoso non mettere a frutto il potenziale turistico-culturale a propria disposizione.

E’ ora di incamminarci verso Marina di Noto dove abbiamo deciso di fermarci per i primi due giorni. Dopo una rinfrescata continuiamo il nostro viaggio approdando a Noto.

Percorrendo la statale che ci accompagna verso la cittadina iblea ci accorgiamo della presenza degli edifici barocchi. E’ strana la sensazione che ho fermando l’auto e affacciandomi a vedere quel paesaggio: quella serie di costruzioni rosa sembrano dar forma ad una navicella aliena atterrata in un paesaggio rurale. La cupola della cattedrale sembra essere la cabina di comando dove immagino alieni intenti a scrutare quel territorio, inebriati dal profumo delle zagare che inonda valli e strade. Ma gli alieni il senso dell’olfatto c’è l’avranno? Chissà….. Io spero di si altrimenti sarebbe davvero un peccato non godersi cotanto piacere!

Il giorno successivo inizia presto: c’è da conoscere il cuore pulsante del barocco siciliano comodamente adagiato tra Modica, Scicli e Ragusa.

Aldilà dell’oggettiva bellezza dei tanti palazzi che ci accompagnano lungo il nostro percorso, a colpirmi è il colore e la sostanza di questi luoghi: una pietra rosa levigata e scolpita in mille modi rende tutto così vivo e pulsante da regalarmi bizzarre sensazioni!

E’ così strano viaggiare per decine di chilometri lungo paesaggi dominati da fiori di campo e ulivi dove il nulla costruito rende infinito l’orizzonte  per poi essere catapultati improvvisamente in un mare di vicoli tortuosi caratterizzati da strati di case su case, da chiese che si allungano e si inseguono con i loro campanili svettanti, testimonianze di un passato che non è affatto morto ma che è elemento caratterizzante e vivo del presente.

Appena il tramonto inizia a delinearsi sento forte l’esigenza di ritrovare il mare. Scendiamo verso Donnalucata e ci lasciamo sedurre dagli aromi delle seppie fritte e dai volti dei bambini intenti a mangiare le loro linguine al nero di seppia. Siamo a due passi dal mare e io mi sento a casa.

L’indomani inzia lì dove era terminato il giorno precedente: il mare.

Andiamo a Marzamemi.

 Il sole ha spazzato via quel velo di nuvole dei primi giorni e si specchia sulle pietre di questo borgo di marinai così caratteristico. C’è una coppia di danesi seduta in un angolo fuori dal proprio dammuso.

Lui suona il contrabbasso e io chiudo gli occhi e mi lascio andare al calore e all’ebbrezza di quelle note.

E’ ora di risalire verso Nord.

 Arriviamo ad Acireale, dove sosteremo durante gli ultimi due giorni di viaggio. Mi piace questa cittadina. Ci sono mille ragazzini festanti che santificano il rito del sabato sera lungo lo struscio che dalla cattedrale porta al belvedere. Sembrano contenti e questo mi rende felice.

Seguiamo le sagome dei faraglioni dei ciclopi ad Acitrezza e immagino Polifemo che, ebbro di vino e rabbia per essere stato accecato da Ulisse, gli scaglia contro le cime dei monti.

Terra di cultura è questa.

Qui Verga ha immaginato il borgo di pescatori presente ne I Malavoglia. Qui Visconti ha ambientato il suo capolavoro La terra trema. Arriviamo fino ad Accastello dove ci sciogliamo gustando una splendida granita per poi  goderci il meritato riposo.

La domenica inizia inerpicandoci verso l’Etna. Fa caldo mentre imbocchiamo le stradine di paese che da Santa Venerina ci conducono verso il rifugio sapienza a circa 2000mt.

L’Etna è molto diverso dal mio amato Vesuvio. Massiccio e fumante, domina dall’alto dei suoi tremila e passa metri tutta la Sicilia orientale.  Mentre si sale il paesaggio diventa lunare e la temperatura si abbassa bruscamente fino a raggiungere i 5° quando decidiamo di scendere dall’auto e sgranchirci le gambe solcando il terreno polveroso. C’è un vento gelido che taglia il volto ma il panorama  mozzafiato che si gode da quassù e di quelli che non si dimenticano.

Scendendo decidiamo di fermarci a Zafferana Etnea e gustarci degli ottimi scialatielli ai pistacchi di Bronte. Pura delizia!

Ci attende Taormina dall’alto del sua fantastico panorama. Prima di raggiungerla optiamo per un po’ di tintarella da prendere distesi sulla sabbia di Giardini Naxos.

Che bella che è Taormina! Non solo glamour e mondanità ma splendidi scorci e soprattutto il meraviglioso teatro greco-romano. Entrarci mentre il sole vola basso e i colori del cielo diventano purpurei è davvero un’esperienza unica. Cammino lungo i gradoni circolari e mi godo il mare che si staglia davanti a me, spettatore di uno spettacolo inestimabile che si ripete da millenni con la stessa solennità.

E’ arrivato il giorno della partenza. Al mattino salutiamo lo splendido mare di Santa Tecla per lanciarci nel mercato del pesce di Catania. La foto sotto l’elefantino è d’uopo!!!!

L’aereo parte in orario e una sorta di malinconia drenata da un senso di serenità e felice stanchezza mi pervade.

A presto, amata terra siciliana.

 

 

Bevevo dalla bocca del mio amante
mare sontuoso,luna
Ah! vita del Sud,lucente e tiepida
donna che dorme e sogna
Apri la breccia a un’altra via
con mani di melagrana e passo d’acqua

Jude

 

Surrealismo ad Abano Terme

Son stati lunghi questi quindici giorni trascorsi ad Abano Terme.
Da una parte un impegno professionale  poco interessante che ha avuto l’unico pregio di farmi conoscere persone simpatiche con cui poter scambiare opinioni sul nostro lavoro comune.
Dall’altra una città praticamente fantasma.
Molti di voi conosceranno questa rinomata località termale del padovano.
Ebbene, la cittadina, linda e silenziosa, mi ha ricordato alcuni scorci delle opere surrealiste di De Chirico
 
Luce e spazio immersi in un’atmosfera onirica mancante di umana presenza
 
Spesso, dopo cena, mi sono abbandonato a passeggiate in questo paesaggio davvero particolare interrotto da alberi natalizi dalle perfette coniche geometrie.
Sorrette da uno scheletro nero, una serie interminabile di piccole lucine tutte uguali tra loro davano colore uniforme al cono facendolo apparire, ai miei occhi,  una freccia puntata verso il cielo.
E allora ho immaginato di poter correre lungo la strada per poi seguire l’albero freccia e volare verso luoghi sconosciuti ma popolati da tutti coloro che, presi dallo sconforto di questo inumano silenzio, hano deciso di trascorrere la loro serata in un luogo più socializzante.
E invece…..nulla.
Nonostante l’impegno (che non ho lesinato) nel correre verso il cono illuminato sono rimasto con i piedi ben piantati a terra a godermi la mia passeggiata sperando di incontrare il mio alter ego e poter scambiare con lui quattro chiacchiere.

Sulle strade del Salento

Sono stati davvero interessanti questi tre giorni trascorsi on the road alla scoperta del Salento.
Terra molto accogliente,  ricca di storia e tradizioni.
La scelta è stata dettata dal caso. Ci siamo detti…..che ne pensate di Lecce e del Salento?…..c’abbiamo pensato su e ci siamo detti………..e perché no!
E allora…….VIA.
In giro mentre il cielo grigio non prometteva proprio nulla di buono.
Imboccata la Basentana il primo pensiero è andato a Matera. Che con il Salento non c’entra proprio nulla.
Ma la curiosità di vedere i famosi sassi è stata più forte!
E allora vai con la prima deviazione!
In un clima più che invernale (pioggia,vento e freddo) i SASSI c’hanno accolto in maniera discreta ma davvero affascinante.
L’aria umida e il cielo gonfio di nuvole hanno reso la location davvero emozionante! Il grigio del paesino arroccato ( in alcuni casi……diroccato) è diventato un unicum con quello delle nuvole che grondavano acqua a catinelle!
Inzuppati ma felici (pensa te la gioia di viaggiare cosa ci fa fare!) ci siamo inerpicati nelle stradine a tutta pietra in cui un silenzio profondo, rotto solo dai continui scrosci d’acqua, ci ha letteralmente condotto in un’atmosfera fuori dal tempo.
 
Potere dei sassi…..e della pioggia!
 
Nonostante l’atmosfera fuori dal tempo lo stomaco ci ha richiamati alla realtà!
E allora ci siamo imbattuti in un piatto di ravioli fatti a mano ripieni di salsiccia e soppressata, conditi con pomodorini e fagioli ( provateli se vi trovate da quelle parti, il posto si chiama le Baccanti) ed accompagnati da un buon bicchiere di rosso dal potere calorifico bello forte!
Mentre l’idea di esserci imbattuti nel diluvio universale iniziava a fare capolino nei nostri pensieri abbiamo ripreso il nostro cammino inerpicandoci per paesini e paesetti giungendo finalmente a Maglie.
Mi aveva incuriosito molto questo bed&breakfast realizzato in una conceria dell’800. E l’abbiamo eletto a nostro desco per le  due notti salentine!
La curiosità è stata ben ripagata! Luogo molto suggestivo, discreto e ricco di fascinosa storia, la Corte dei Francesi si è rivelata un’ottima scelta.
Rinvigoriti da un bel bagno caldo ci siamo tuffati tra le strade salentine complice anche il sole che ha rifatto capolino accompagnando il resto del nostro viaggio.
E così abbiamo scoperto luoghi di una bellezza unica come l’emozionante facciata romanica della basilica di  Santa Caterina a Galatina. Un capolavoro del ‘300 che, all’interno, ti colpisce per la qualità dei cicli pittorici presenti.
Oppure il bellissimo castello De Monti a Corigliano d’Otranto:maestoso e in ottimo stato,capace di resistere all’invasione turca del 1480!
I centri storici di questi piccoli comuni sono davvero dei gioielli. Impreziositi dall’utilizzo della pietra leccese, materia così morbida da permettere di realizzare delle decorazioni ardite che tratteggiano la maggior parte dei palazzi presenti.
Il centro storico di Lecce è il culmine di questo percorso barocco. L’effetto cromatico regalato dalla luce del sole che si infrange sui decori che caratterizzano le costruzioni presenti ,è davvero unico!
Le bellissime chiese ( peccato che molte non erano accessibili) punteggiano un percorso che c’ha accompagnato fino a Piazza S.Oronzo, dove sono ben visibili i resti dell’anfiteatro romano, testimonianza di un altro periodo storico che ha regalato alla città testimonianze architettoniche rilevanti.
Per tenere lontana la nostalgia del nostro amato mare abbiamo fatto un salto a Gallipoli, luogo molto amato dal turismo estivo ma che è molto affascinante anche in autunno inoltrato!
Tornando verso casa abbiamo pensato…… e i trulli?????
Allora via di corsa verso Alberobello, costeggiando la costa adriatica. Molto suggestiva la visione di questo borgo dominato da queste costruzioni davvero inusuali! Ci siamo imbattuti anche in un artigiano trullista che ci ha spiegato la tecnica costruttiva adoperata (l’architetto non rinuncia alle sue curiosità tecniche!!!!).
Felici e stanchi siamo ritornati a casa consapevoli di aver visitato luoghi davvero stupendi e consapevoli che bisognerà ritornarci per approfondire la conoscenza.
Al prossimo viaggio!!!!!!!
 
PS. Ho aggiunto un album di foto per ripercorrere anche visivamente alcune tappe di questa full immersion salentina e non!